L'editoriale

A cosa serve un giornale?

Nella frenetica corsa quotidiana, cadenzata dall’inseguimento delle notizie, ci si sofferma poco o nulla a riflettere sull’utilità di un mezzo di informazione per il suo pubblico, anzi per la sua comunità di lettori. Tuttavia, veicolare le informazioni è molto di più che far conoscere i fatti.

Giornali come il settimanale diocesano La Vita Cattolica, da cent’anni, e come il quotidiano Messaggero Veneto, da ottanta, sono stati il sentiero culturale e sociale delle loro comunità di riferimento, comunità che hanno trovato valori, idee, obiettivi, condivisibili per l’evoluzione di una società moderna. Ognuno nel suo ambito. Certamente. La Chiesa friulana, pur con le sue diversità intrinseche, ha segnato il passo e ha avuto capacità di visione in più occasioni e ha trovato nel settimanale diocesano una guida. Ricordo battaglie fondamentali a difesa del Friuli, prese di posizione scomode ma doverose, e se non ci fosse stato il coraggio di chi alzava la voce anche per i più timorosi, certi risultati non sarebbero stati raggiunti. In queste settimane, tra l’altro, è stato rievocato vieppiù quel tramite che è diventato un inossidabile legame.

Più laica la testimonianza del Messaggero Veneto, con una storia scandita da importanti risultati editoriali che ne hanno fatto un giornale apripista. Un percorso che si è rafforzato e che ha saputo cambiare in virtù dei mutamenti sociali cercando di essere sempre e comunque voce e identità del territorio.

I due giornali, con periodicità diversa, hanno in comune la grande forza morale che hanno saputo infondere cinquant’anni fa dopo quel catastrofico 6 maggio che stravolse la nostra meravigliosa terra. La Chiesa e il suo settimanale La Vita Cattolica seppero allora farsi carico del dolore dei friulani per trasformarlo in speranza, così come ora sanno ascoltare e infondere amore alle donne e agli uomini che costituiscono la Chiesa.

Il Messaggero Veneto, da parte sua, ha rafforzato la propria conduzione morale per un popolo ferito portando lo sguardo al domani. Emblematico il titolo scelto martedì 11 maggio 1976: «Una gran voglia di vivere».

Ci sono due comunità, una formata dai lettori di Vita Cattolica (e voglio ricordare che da oltre trent’anni la Chiesa friulana parla anche attraverso Radio Spazio, molto seguita) e l’altra da quelli del Messaggero Veneto. Comunità che si intersecano sicuramente in alcuni perimetri, ma che mantengono – inevitabilmente – distinzioni su fronti e temi della società civile.

L’identità, i valori, la tutela delle tradizioni e della storia di questa terra sono alcuni dei tratti che accomunano i due giornali che hanno vissuti così profondi e punti comuni forti e identitari.

«Custodire voci e volti umani» è il tema della 60° giornata delle comunicazioni sociali che è stata celebrata domenica 17 maggio.

I giornali sono cronaca che in qualche caso diventa storia ma sono pure lo scrigno di voci e volti, custodiscono la narrazione che a loro è stata assegnata dai protagonisti. E sono memoria. Le pagine ingiallite si fanno testimonianza delle loro comunità e non solo. Soprattutto in una fase come quella attuale nella quale la tecnologia travolgente e incontrollata azzoppa la memoria stessa e rischia di spersonalizzare la narrazione. Ci sono testate che invece non lasciano il proprio compito – morale – ad altri e si fanno parte attiva della storia, suggeriscono o contribuiscono a coltivare il senso critico che è fondamentale per non farsi fagocitare nel massificante gregarismo.

Torno alla domanda iniziale. A cosa serve, dunque, un giornale?

Oggi come cent’anni fa o come ottant’anni fa, i giornali sono la coscienza delle comunità, talvolta lo specchio. A me piace siano l’agorà, dove con pacatezza si possono esprimere le proprie idee, non sempre condivisibili, ma con rispetto. Secondo me, a questo servono, o dovrebbero servire i giornali.

Paolo Mosanghini

Condirettore del Messaggero Veneto

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