Dall’esperienza drammatica di 50 anni fa è nata la Protezione civile, istituzionalizzando il volontariato e coordinando ogni forma di aiuto. Nel tempo sono nate le squadre comunali, composte da cittadini volontari, con lo spirito e la passione di aiutare ed intervenire nelle situazioni critiche del proprio paese. Le normative nate successivamente a quell’ esperienza hanno reso l’organizzazione più complessa e l’evoluzione degli interventi richiede una preparazione più oculata, non solo dei volontari e dei capisquadra, ma anche dei sindaci, chiamati a valutare se attivare nei vari interventi la squadra comunale.
Da una parte, si è arrivati alla professionalizzazione della struttura e del personale che oggi compone e la Protezione civile regionale. Mentre a livello comunale, le squadre sono rimaste con una composizione ed un reclutamento su base volontaristica.
È vero, anche, che la Protezione civile regionale sostiene con fondi contributivi le dotazioni e i corsi delle squadre comunali, ma tutto questo non è bastato per tutelare il coordinatore e il sindaco nell’espletamento del servizio.
Si dovrà arrivare a quelle modifiche normative che tutelino queste figure, ma prima di tutto si deve arrivare ad una trasformazione delle squadre comunali, con una formazione specifica, sia per i coordinatori comunali, ma soprattutto per i sindaci.
Nella nuova normativa in discussione al Parlamento, si prevede la creazione di una figura manageriale, ma si tratta di un percorso senza senso: visto che oggi i comuni non hanno nemmeno le figure apicali per l’ordinaria amministrazione, come faranno ad avere un manager per la protezione civile locale?
L’esperienza di 50 anni fa ci ha portato alla nascita di questa organizzazione, fiore all’occhiello del volontariato, ma non possiamo vivere nel ricordo, dobbiamo avere la consapevolezza di modificare questa esperienza. Con le maggiori esigenze di professionalizzazione, che i comuni non possono garantire, dobbiamo pensare, ad un coordinamento per aree vaste, dove nascano delle squadre intercomunali (modello diverso da quello attuale), gestite da professionisti che possano garantire la preparazione e l’organizzazione dei volontari, decidendo quali potranno essere le mansioni per ogni intervento, anche di eventuale supporto agli eventi di un’amministrazione comunale.
Dobbiamo modificare radicalmente quello che in parte esiste, ma si dovrà cambiare anche l’approccio del volontario, che dovrà a questo punto calarsi in un ruolo che non sarà più quello di 10 anni fa. Dovremo arrivare ad una Protezione civile dove il ruolo fondamentale dovrà averlo il coordinamento distrettuale, con un responsabile professionalizzato, che dovrà tenere i rapporti con i vari sindaci del suo distretto, programmando oltre alla preparazione anche la composizione delle squadre e l’attivazione delle stesse su richesta dei sindaci che compongono territorialmente quel distretto.
Così potremo arrivare ad una gestione delle emergenze in maniera tale da tutelare ogni figura coinvolta.
Pierluigi Molinaro
Sindaco di Forgaria nel Friuli













