Opinioni

Mondo nel caos. Reagire difendendo la nostra democrazia

Sta tornando il Leviatano, il mostro biblico che simboleggia il caos tra gli uomini, la lotta di tutti contro tutti, lo stato di guerra continuo e irreversibile? E’ questa la sensazione, guardando quello che succede attorno all’Europa, dalla guerra incarognita in Ucraina, al Medio Oriente sempre in fiamme, alle tante guerre dimenticate dell’Africa.

Per decenni, dopo la fine della seconda guerra mondiale, il mondo sembrava avesse una logica, magari non condivisibile, ma comprensibile. C’erano due superpotenze che si confrontavano sulla base della deterrenza atomica, la Cina era ancora un gigante arretrato, l’India e le tante Afriche le chiamavamo, con quel po’ di imperialismo che c’era rimasto “Terzo mondo”. Nella divisione schematica del mondo si diede forma a organismi internazionali, simbolici quanto si vuole, come l’ONU, che però contribuivano a rassicurare sul fatto che esistessero regole uguali per tutti, e che tra le nazioni non governasse solo il diritto del più forte. Certo, le superpotenze gestivano risoluzioni e sanzioni a proprio piacimento, ma un’idea generale di geometria globale esisteva. Il diritto internazionale, quel luogo che oggi assomiglia sempre di più ad un libro delle buone intenzioni per spiriti ingenui, cercava di elaborare, sulla scorta di secoli di pensiero umanistico, cosa significasse una ‘guerra giusta’: difensiva, proporzionale all’attacco, che non coinvolga i civili. Non lo sapevamo, ma era forse il punto più lontano dal Leviatano a cui il globo è mai arrivato.

Poi, l’Occidente, quello che si considerava l’ombelico del pianeta e che si riteneva in grado di dare un equilibrio generale delle cose ha cominciato a cambiare forma. Dal di fuori, prima di tutto. L’antagonista, l’URSS, è scomparsa e come ci insegnano da secoli il cinema e la letteratura, senza antagonista il primo a farne le spese è il protagonista. Poi dal di dentro. L’accelerazione della globalizzazione e una nuova rivoluzione tecnologica hanno cambiato volto alle società sedicenti ‘avanzate’. Le compagini sociali si sono sfaldate, le diseguaglianze sono aumentate, le consuete articolazioni per classi, ideologie, comportamenti sociali sono venute meno.

Secondo alcuni è stato questo cambiamento economico e nei rapporti globali, la globalizzazione appunto, a cambiare il volto al mondo. Ma si tratta di un falso mito, anzi di un falso nemico: il mondo è uno da tempo, e non sono stati i prodotti cinesi né saranno i polli sudamericani a seppellire l’Europa. Non era forse già ‘globale’ il mondo industriale messo in ginocchio dalla crisi petrolifera dei primi anni Settanta?

Poi le democrazie occidentali hanno cominciato a cambiare dal di dentro. Il principio dei pesi e contrappesi, cioè dell’equilibrio tra i poteri, è stato sempre più frequentemente violato. Il solo ‘suffragio universale’, cioè la possibilità per tutte e tutti di mettere una scheda nell’urna, non ha messo al riparo dalle concentrazioni di potere, dagli abusi, dalle false democrazie: ‘democrature’ le chiamano i politologi, per indicare che dietro alla parvenza di democrazia si celano regimi personali e autoritari che convivono benissimo con la maschera della libertà, che è anzi per loro indispensabile.

E’ cambiata anche la guerra, perfino il nome della guerra. E’ diventata sempre di più ‘guerra sporca’, cioè condotta utilizzando la paura e la repressione come arma di consolidamento di regimi che eliminano fisicamente i propri avversari, e la loro base sociale. E’ quindi diventata ‘guerra ibrida’: un misto tra armi convenzionali e attacchi ai sistemi informatici che ormai reggono le fila del mondo e senza i quali le nostre vite saltano. E’, infine, ‘guerra cognitiva’: un conflitto rivolto non a danneggiare fisicamente l’avversario ma a mutarne le idee e dunque i comportamenti politici, attraverso l’uso massiccio dei social, la creazione di campagne di disinformazione ecc.

Però quando il buio è più fitto, più semplice è scorgere una luce. L’unica che ci può portare fuori dal tunnel è la luce dell’umanità e della solidarietà contro la sopraffazione, del rispetto dei diritti nella vita di ogni giorno, della democrazia effettiva e non formale. Parole vuote, concetti astratti? Sta a noi trasformarli in qualcosa di reale, se non vogliamo che il Leviatano l’abbia vinta per sempre.

Andrea Zannini
Università di Udine

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