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Bertiolo. L’Oscar della scienza alla fisica friulana Anna Driutti

È partita da Bertiolo la fisica Anna Driutti, classe 1982, laureata a Trieste, di recente premiata con il prestigioso Oscar della Scienza – così com’è noto in tutto il mondo il “Breakthrough Prize” 2026 per la Fisica fondamentale –, assegnato da un comitato internazionale di Premi Nobel e fisici di fama mondiale e finanziato dai fondatori di Google e Meta. La ricercatrice friulana dell’Università di Pisa (dove è anche docente, dal 2021, dopo un post-doc all’Università di Udine e un’esperienza alla University of Kentucky), infatti, fa parte della collaborazione internazionale – denominata Muon g-2 – che ha contribuito a misurare l’anomalia magnetica del muone, particella elementare instabile simile all’elettrone, grazie a una ricerca che va avanti dagli anni ’70, non solo a Pisa, ma anche nei laboratori del Cern di Ginevra, del Brookhaven National Laboratory e del Fermilab negli Stati Uniti.

Dottoressa, partiamo dall’inizio. Com’è nata la passione per la fisica?

«In realtà avrei voluto studiare Matematica, ma quando ero al liceo (Marinelli di Udine, ndr.) abbiamo visitato il Sincrotone a Trieste. Appena ho visto il laboratorio ho capito che era ciò che volevo fare…».

Il premio è arrivato per studi particolari. Possiamo spiegare, “traducendo” anche per i “profani”?

«È stata ottenuta la misura più precisa mai realizzata dell’anomalia magnetica del muone. Sono particelle simili agli elettroni, ma molto più massive. Il loro studio è fondamentale: l’anomalia si può sia calcolare con il Modello standard delle particelle, sia misurare con gli esperimenti che hanno vinto il premio. Il confronto tra valori calcolati e misurati ci dà indicazioni sulla fisica che ancora non conosciamo».

Un traguardo raggiunto dalla collaborazione tra 176 scienziati di 34 istituzioni e sette Paesi. Non è cosa da poco…

«Su questo chi mi conosce mi prende un po’ in giro, perché per me è del tutto naturale. Spiego: ogni giorno, lavorando con grande passione perché faccio quello che più mi piace, aggiungo un tassello alla ricerca, focalizzandomi sul percorso, senza pensare al risultato finale. Certo, davanti a un risultato del genere la soddisfazione c’è, ma in fondo a prevalere è il pensiero che ho fatto solo il mio dovere, un piccolo pezzo di strada, a cui si aggiungono quelli dei colleghi. Per me, che da buona friulana non amo stare al centro dell’attenzione, il valore aggiunto di questi esperimenti è proprio il confronto a livello internazionale con altre culture, altri modi di operare. E che il riconoscimento va a premiare il lavoro del gruppo».

Dottoressa, come vede il suo futuro?

«Spero di continuare nella ricerca e di poter trasmettere la mia passione e le mie competenze ai miei studenti, oltre a un po’ di “spirito friulano” che significa essere grandi lavoratori, molto metodici».

Come hanno accolto a casa questo suo traguardo così prestigioso?

«Ero in Friuli qualche giorno fa, perché non riesco a stare lontana dalla vista delle montagne che si ha da Bertiolo. E abbiamo festeggiato in maniera semplice, col frico…».

Monika Pascolo

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