Magnifica humanitas

Governare è servire: «La responsabilità non si delega agli algoritmi»

Appena inizi a leggere la prima lettera enciclica di papa Leone, sei portato a scoprire la presenza del Vangelo nelle attuali sfide del mondo contemporaneo. Soprattutto in quelle scientifico-tecnologiche. E un senso di gioia e di speranza ti raggiunge, sentendoti fortunato di vivere questo tempo. Ti accorgi che la potenza di Gesù può manifestarsi nella crescente potenza tecnologica che gli uomini riescono a mettere a punto, a patto che sia una potenzialità per tutti, alla portata di tutti, per il bene comune e non solamente per quello di qualcuno. Papa Leone lo dice chiaramente: è la dignità della persona, di ogni persona, la misura del progresso umano.

Don Franco Gismano

Addentrandoti nella lettura dell’Enciclica Magnifica humanitas (MH) ritrovi l’atteggiamento fiducioso della tradizione ecclesiale nei confronti dello sviluppo culturale umano. Una fiducia certamente non ingenua che già l’Enciclica Rerum Novarum del predecessore Leone xiii testimoniava affrontando le sfide sociali della prima rivoluzione industriale. E siamo alla soglia del xx secolo. Un secolo che è stato chiamato «breve» per l’accelerazione che ha impresso alle capacità umane di trasformare «natura e società». Un secolo che non si è dimostrato sempre responsabile e giusto nell’accelerazione della crescita economica e nello sviluppo e utilizzo delle nuove tecnologie. Esse furono – e tutt’ora sono – a servizio anche della violenza e della sopraffazione di singoli e di popoli. Papa Leone si inserisce nel solco delle riflessioni e dei moniti dei suoi predecessori il cui insegnamento è conosciuto come dottrina sociale cristiana. Se la fiducia nell’uomo e nelle sue capacità connota tutto questo insegnamento, il richiamo alla responsabilità nel leggere i segni dei tempi e nel comprenderli alla luce del Vangelo si fa, lungo il «secolo breve» fino all’inizio del terzo millennio, sempre più necessario. Cresce la potenza tecnologica e cresce la responsabilità dell’uomo nel suo uso. L’intelligenza artificiale ne è l’esempio eclatante. Non si tratta solo di saperla usare ma di saper programmarla in modo da sapere come opera!

In MH c’è tuttavia una novità nella richiesta di esercitare la responsabilità per il meglio, che è il bene di tutti e di ciascuno: quella che in termini ecclesiali si chiama «sinodalità» e in termini sociali e politici potremmo chiamare «democrazia» (due sostantivi per nulla ovvi né sovrapponibili). Essi rimandano al fatto che non può essere un soggetto unico il responsabile per tutti, ma che ogni soggetto, personale o sociale, deve concorrere alla formazione della responsabilità comune. In fondo si tratta del principio di sussidiarietà espresso già da Pio xi nella sua enciclica sociale Quadragesimo anno. Tutti sono chiamati a discernere o a partecipare al potere, ciascuno nella misura delle proprie capacità e possibilità. Questa è la vera sfida per la Chiesa e per la società.

Si tratta del necessario esercizio del potere: affinché si possa conoscere di più e meglio; affinché si possa agire di più e meglio come cristiani, cittadini e uomini del mondo. Il meglio è decisivo: indica un di più senza violenza sia verso la persona umana, sia verso la società, sia verso l’ambiente naturale. Non c’è una unica coscienza morale per tutti ma c’è una crescita di tutti verso una coscienza morale. Qui oltre al contenuto (ovvero che cosa sia giusto fare o meno) conta il metodo (non escludere alcuno alla comprensione del bene). La novità della MH? Che definisce la Chiesa soprattutto una comunità sinodale (comunionale) piuttosto che gerarchica. Una comunità fraterna che deve imparare a testimoniare al mondo che governare è servire e che servire non è imporsi agli altri per servire. Comandare non è (quasi mai!) servire, perché sostituirsi all’altro – anche a fin di bene – è negarlo, non promuoverlo. Che dire quindi di algoritmi costruiti in modo da non poter sapere come e su chi operano? La responsabilità non può mai essere delegata ad una altra persona, figuriamoci ad una operazione algoritmica. Una sfida alla fraternità ecclesiale e mondiale!

Don Franco Gismano, docente di Teologia morale

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