Non è una sorpresa questa enciclica, l’aspettavamo, ed è un’enciclica di speranza, contro ogni rassegnazione. Papa Leone ha scelto il proprio nome in omaggio a chi ha voluto la Dottrina sociale della Chiesa, scrivendo la “Rerum Novarum” (nel 1891, 135 anni fa) per rispondere alle conseguenze sociali ed economiche della rivoluzione industriale.
Quel Pontefice aveva ben chiari gli effetti dello sfruttamento disumano dei lavoratori e proponeva una risposta cattolica ed etica al dilagare del socialismo marxista e del capitalismo liberale.
Solo oggi comprendiamo in pieno quello che Leone XIII ha cercato di farci capire. Oggi che, per fare solo un esempio che ci tocca da vicino, l’Electrolux manda a casa un bel po’ di gente senza grandi spiegazioni, e noi non possiamo farci niente: vince la logica del profitto che passa sopra le nostre teste ed anche sopra le teste della politica.
Dovremmo rileggerla: la “Rerum Novarum” è un modello di sistema economico perfetto. Non l’abbiamo letta perché fu liquidata come un “nuovo socialismo”, un’utopia destinata a fallire. Peccato.

Ora che prendiamo in mano “Magnifica Humanitas” mettiamoci più attenzione e un po’ di umiltà. È una bella enciclica. Denuncia un grande pericolo e va oltre il messaggio di Papa Francesco: sì all’ecologismo, ma non c’è solo la terra da difendere, anche chi la abita. La custodia che ci è affidata è nei confronti dei più indifesi, dei deboli e soprattutto di chi verrà dopo di noi, considerate vittime sacrificabili in nome del grande sogno di potenziare l’uomo fino a renderlo divino, in quel transumanesimo che Leone cita.
Il messaggio del papa, invece, è un invito a restare umani, in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sfuma i confini tra l’autentico e il sintetico. È l’invito a riscoprire il senso del limite: non tutto quello che è possibile nelle scienze cognitive, nella nanotecnologia, nella robotica e nella biotecnologia è eticamente giusto. Alcuni, pochi, usano il proprio potere, ormai più elevato di quello degli Stati, per dominare scienza e politica, per manipolare pensiero e futuro dell’umanità. Questo andava detto a voce alta, e credo sia la prima volta che lo si fa così fermamente.

Papa Leone è coraggioso quando denuncia che «il controllo delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati e della capacità di calcolo non è appannaggio degli Stati, ma di grandi attori economici e tecnologici che, di fatto, fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilità e le possibilità stesse di partecipazione. Quando un potere di tale portata si concentra in poche mani, tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico e cresce il rischio di uno sviluppo distorto che genera nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze».
Questa è già la realtà che viviamo. Una realtà distorta, che ci ha portato a credere che una guerra possa essere giusta, «in una preoccupante perdita di memoria storica», dice Papa Leone. Cosa trarre da questa enciclica? Papa Leone cita una frase di Tolkien nel Signore degli Anelli: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo, terra sana e pulita da coltivare». Prima di tutto non possiamo tenerci fuori dalla realtà. È grave peccato di omissione pensare che non tocchi a noi. Dobbiamo “salvare i campi che conosciamo”. Coltiviamo i giovani, stiamo loro vicini, condividiamo la capacità critica che abbiamo ereditato da chi ci ha formato, custodiamo come cose preziose i nostri valori fondanti, iniettandoli nella loro realtà, esortiamoli alla realizzazione di sé attraverso l’impegno, contaminiamoli dell’entusiasmo dell’avere dei progetti, dei fini, un senso nella vita. Allora cambieremo il loro futuro. Ci vuole la stessa Speranza del nostro Papa. E la Speranza è una virtù teologale che è un dono, va richiesta. Preghiamo, perché abbiamo bisogno di sostegno in questo tempo, il nostro compito è davvero grande.
Benvenuta Plazzotta, imprenditrice














