AgricolturaIn evidenza

«Crisi idrica straordinaria», cereali a rischio azzeramento

Precipitazioni scarse da marzo a giugno, livelli idrometrici e falde sotto la media, portate insufficienti. È una combinazione di fattori che configura una «crisi idrica starordinaria» quella illustrata dal Consorzio di bonifica Pianura friulana alle organizzazioni agricole e all’Anci (Associazione comuni italiani) martedì 14 luglio.

Piogge -80%, falde in calo

Gli ultimi quattro mesi dell’anno hanno registrato una forte carenza di piogge, segnala il Consorzio: a marzo e aprile i valori erano inferiori del 50–80% rispetto alla media climatica, mentre maggio ha mostrato una situazione più eterogenea, con piogge vicine alla media in pianura, ma ancora insufficienti in montagna. Giugno, nonostante un singolo episodio temporalesco il 10 del mese, ha confermato la scarsità di precipitazioni, aggravando ulteriormente la disponibilità idrica. Il Tagliamento non supera i 2 metri di livello idrometrico da maggio 2025, segnale di un deficit prolungato.

Il Consorzio di bonifica Pianura friulana attiva il “piano emergenziale”

Per sostenere il fabbisogno irriguo, A2A ha integrato i rilasci dal serbatoio dell’Ambiesta, superando i 10 milioni di metri cubi immessi nel sistema, tuttavia ha anche comunicato che, a causa dei vincoli imposti da Terna sulla rete elettrica e sulle centrali idroelettriche di Somplago e Ampezzo, non è possibile aumentare ulteriormente i rilasci. La presa di Ospedaletto, punto strategico del sistema Ledra–Tagliamento, non dispone attualmente di una portata sufficiente a soddisfare le esigenze irrigue e gli obblighi di rilascio del deflusso minimo vitale.
Parallelamente, le falde mostrano un calo significativo: a Beano di Codroipo i livelli sono inferiori alla media e più bassi di 4 metri rispetto al 2025; a Mortegliano la falda è a –1,90 metri, a Orzano i livelli sono inferiori sia alla media sia ai valori del 2025, con un divario di circa 6 metri.
Alla luce di questi dati, il Consorzio di bonifica ha attivato il “Piano di gestione della siccità emergenziale”, che prevede misure di razionamento della risorsa idrica via via più restrittive in assenza di precipitazioni e di ulteriori fonti di approvvigionamento.
«Le esigenze del comparto agricolo, in un momento particolarmente delicato dell’annata, si scontrano con quelle di garantire produzione di energia e, al tempo stesso, di tutelare fauna ittica ed aspetti igienico-sanitari dei corsi d’acqua – rileva Enrico Basaldella, sindaco di Moimacco –: Anci è costantemente impegnata nel monitoraggio di questo delicato equilibrio, che pare suggerire la necessità di un correttivo, pur temporaneo e di piccola entità, alle politiche di distribuzione della risorsa idrica. L’auspicio è quello di un prossimo confronto con gli assessorati regionali di competenza per assumere provvedimenti prima dell’attivazione completa del piano di emergenza del Consorzio di bonifica».

Cereali a secco

«La crisi idrica nel Medio Friuli rischia di tradursi in un disastro economico senza appello per il comparto cerealicolo – segnalano dal Consorzio –. Nei campi, le colture si trovano in uno stato di maturazione fortemente anticipato a causa dello stress termico. Gli agricoltori hanno già sostenuto oltre il 90% delle spese (sementi, concimi, trattamenti) per portare le piante a questo traguardo. Ora che il deficit idrico mette a rischio il funzionamento della rete irrigua, il rischio è di una perdita totale, azzerando i raccolti e lasciando i produttori con il 100% dei costi già interamente anticipati». «Anche nel caso di qualche lieve precipitazione la situazione non si risolverebbe, sebbene potrebbe dare sollievo – ha rilevato Massimo Ventulini del Consorzio di bonifica ai microfoni di Radio Spazio –. Ciò che serve al comparto agricolo nelle prossime due settimane sono precipitazioni di almeno 40-50 millimetri. E temperature che non arrivino ai picchi di 37-38 gradi».

Articoli correlati