Quella del 2026 potrebbe essere la vendemmia più anticipata di sempre. Il condizionale, tuttavia, è d’obbligo poiché il fattore climatico è determinante sul calendario delle raccolte. E dunque anticipare date sarebbe imprudente. «L’ondata di caldo di questi giorni non è detto che spinga l’acceleratore sulla maturazione – spiega Marco Malison, responsabile vitivinicolo di Coldiretti Fvg – perché quando le temperature salgono sopra i 35 gradi l’efficienza fotosintetica si riduce drasticamente e l’accumulo di zuccheri rallenta. Per contro, aumentando la respirazione cellulare, c’è il rischio che nelle uve cali troppo l’acidità, componente fondamentale per le basi spumante». Con queste incertezze i viticoltori del Friuli-Venezia Giulia si preparano comunque ad iniziare la vendemmia a ferragosto. Come di consueto i Pinot e il Sauvignon saranno le prime uve ad essere staccate dalla pianta. A seguire il Friulano e il Prosecco e quindi le uve rosse.
Secondo Coldiretti Fvg le produzioni quantitativamente sono nella media anche se nei comprensori dei Colli Orientali e del Collio l’assenza di piogge negli ultimi due mesi probabilmente si farà sentire sulle rese. Salvo i pochi vigneti colpiti dalla grandine lo stato sanitario delle uve è eccellente. «La situazione sul territorio però è molto differenziata – spiega Martin Figelj, presidente di Coldiretti Fvg e viticoltore in Collio – tra le zone di irrigue e quelle non irrigue. Qui la realizzazione di invasi di raccolta delle acque piovane diventa sempre più urgente per consentire il mantenimento della viticoltura e delle coltivazioni più in generale».
Preoccupa poi la situazione del mercato del vino stretto tra dazi Usa, crisi internazionali, aumento dei costi di produzione e calo dei consumi. Per Coldiretti serve un piano strategico nazionale per la vitivinicoltura che parta dal controllo delle superfici vitate, passi per misure economiche finalizzate a ridurre le produzioni e le giacenze e arrivi a una campagna di promozione del vino made in Italy.















