Un viaggio carico di allegria e trepidazione lungo più di 880 chilometri (e altrettanti al ritorno). Uno spettacolo portato sul palco davanti a circa 350 spettatori, compresa una giuria. E poi la gioia. Incontenibile, perché da Trani a Santa Maria la Longa è arrivato il “Premio Emozione”. Ma val la pena riavvolgere il nastro della narrazione per raccontare dall’inizio una bellissima storia, ambientata in Friuli e, in particolare, al “Piccolo Cottolengo” di Santa Maria la Longa, anche se poi questa “bellezza” è andata ben oltre i confini regionali.

Tutto ha origine dalla passione per il teatro che da sempre accompagna il “Piccolo Cottolengo” di don Orione – struttura che accoglie in maniera residenziale e diurna adulti con disabilità cognitive e comportamentali – dove prende vita un progetto artistico inclusivo che vede insieme – nel gruppo teatrale “I cjarsons” – una quindicina di partecipanti tra ospiti, operatori e volontari.
L’obiettivo è trasformare l’arte scenica in uno strumento di crescita personale, anche attraverso l’elaborazione di temi d’attualità e inclusione sociale, fino a portare sul palco propri desideri e vissuti. Nel 2025 dall’esperienza nasce lo spettacolo “Oltre il frastuono delle armi. Cronache di verità”, progetto che quest’anno ha portato la compagnia teatrale ad essere selezionata tra i finalisti della 18ª edizione del Festival nazionale del teatro contro ogni barriera “Il giullare” di Trani. Ed è lì che, dopo il lunghissimo viaggio – sostenuto pure da una raccolta fondi che ha consentito di poter disporre di quasi 4 mila euro, grazie a 150 donatori che da tutta Italia hanno “acquistato” ciascuno un chilometro dell’itinerario – “I cjarsons” sono arrivati per proporre il proprio spettacolo, vivendo in Puglia anche qualche giorno da turisti. Poi, la notizia del Premio. E questa volta a Trani, per la consegna del riconoscimento, è tornato Donato Acampora, regista dello spettacolo ed educatore al “Piccolo Cottolengo”.

Ed è facile immaginare che la motivazione, con grande orgoglio da parte di tutti, sia stata letta e riletta, a ragione, più volte: “Per la straordinaria intensità emotiva con cui ogni interprete è stato accompagnato a sentirsi autentico protagonista della scena e della storia. Pur convivendo con gravissime disabilità, gli attori hanno trasformato il teatro in un potente strumento di comunicazione, relazione e verità, offrendo una testimonianza di rara forza umana. Il loro messaggio, contro la guerra, contro il silenzio e contro le menzogne di una comunicazione distorta, affronta temi antichi ma ancora drammaticamente reali raggiungendo il cuore del pubblico con sincerità, coraggio e profonda autenticità. Un’emozione che va oltre la scena e diventa patrimonio condiviso di umanità.”
Monika Pascolo















