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La ripartenza dopo il terremoto nelle foto degli album di famiglia dei soci della Filologica Friulana

Ci sono fotografie che raccontano una tragedia. E ce ne sono altre che descrivono ciò che viene dopo: le mani che ricostruiscono, le persone che si incontrano. È proprio a questo secondo racconto che guarda il progetto “Friuli 1976: il volto di una comunità che rinasce” promosso dalla Società Filologica Friulana. All’indomani del 6 maggio 1976 cittadini, istituzioni e volontari furono protagonisti di una ricostruzione fondata su partecipazione, sostegno e senso di comunità, fatta non soltanto di aiuti materiali, ma di relazioni, amicizie, legami destinati a durare anche per tutta la vita. È questa dimensione umana che il progetto vuole riportare alla luce. Non le immagini delle macerie, ma quelle della quotidianità che riparte: le scuole, i cantieri, le case, i momenti di incontro, i sorrisi e la fatica. Fotografie autentiche e spontanee, non professionali, conservate negli album di famiglia, capaci di restituire la concretezza di quei giorni e, soprattutto, i volti di chi li visse e che oggi possono diventare parte di una memoria collettiva.
L’invito rivolto ai soci della Società Filologica ha permesso di raccogliere più di un centinaio di immagini. Tra queste sono state individuate tre storie che sono diventate altrettanti racconti affidati alla memoria dei protagonisti attraverso delle video-interviste.
La prima porta a Orsaria, Leproso e Paderno, frazioni di Premariacco. Qui le comunità si mobilitarono per raccogliere fondi destinati a una famiglia colpita dal sisma. Il denaro raccolto e il lavoro di numerosi volontari dei tre paesi permisero di costruire una casetta in legno che venne donata a una famiglia di Osoppo. Un piccolo edificio diventa così il simbolo concreto di una solidarietà che dalle parole passa ai fatti.
La seconda storia racconta invece l’incontro tra il Friuli e uno dei tanti giovani arrivati da fuori regione. Nell’agosto del 1976 un ragazzo partecipò ai campi di lavoro organizzati per sostenere le attività di soccorso e di prima ricostruzione a Moggio Udinese e Chiusaforte. Tornò l’estate successiva, ritrovando gli amici conosciuti l’anno precedente. Tra loro c’era una giovane che sarebbe diventata sua moglie. Anche questo è il terremoto raccontato dalla parte della rinascita: un’esperienza nata nella solidarietà che si trasforma in un legame destinato a durare.
La terza vicenda ha invece come protagonista un giovane udinese, allora appena diciassettenne, impegnato nell’estate del 1976 con l’Ana in un cantiere del comune di Lusevera. Per lui fu una prima esperienza da adulto: il lavoro condiviso, i pasti, le tende e la convivenza con volontari più grandi ed esperti.
Tutte le fotografie sono state digitalizzate e catalogate e rese disponibili nel portale delle Teche Friulane (www.techefriulane.it), insieme alle video-interviste. L’obiettivo è trasformare i ricordi custoditi negli album privati in una storia condivisa, accessibile anche alle generazioni che non hanno vissuto il terremoto.
La raccolta sarà presentata venerdì 25 settembre, alle 18, a Palazzo Mantica a Udine in via Manin 18. Sono previsti gli interventi di Raffaella Canci e Stefano Perulli per le immagini, di Marta Pascolini e Marco D’Agostini per le video interviste. L’incontro sarà anche l’occasione per ringraziare i cittadini che hanno condiviso i propri ricordi, alimentando un archivio digitale che resta aperto a nuove donazioni.

K.B.

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