
Nella Solennità dell’Assunta, attraverso le pagine bibliche della Liturgia, contempliamo “la donna vestita di sole” (Ap. 12,1), e la “piena di Grazia”: due immagini che ci riempiono di uno stato d’animo pieno di luce, di speranza, di serenità e gioia. La luce del sole e lo stato di grazia sono termini o meglio stati d’animo, vissuti in pienezza dalla Beata Vergine Maria, e da noi che la contempliamo e la preghiamo.
Lei che è madre, condivide quel vestito di sole e quell’essere piena di grazia, con la nostra vita e dona sollievo alle nostre ferite, alle nostre anime e alle nostre vite.
«Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto» (Ap. 12,2). Quanto è costato alla Beata Vergine stare sotto la croce, partorendo il figlio che si offre per tutti, vivendo l’immenso e intenso dolore morale e spirituale? Attraverso quell’immenso dolore, il figlio, il misericordioso ci ha dato la grazia di essere concepiti e partoriti nel grembo della Chiesa di cui Maria è l’Icona. Siamo invitati ad accogliere senza nostro merito le parole del figlio crocefisso, rivolte alla Madre e a tutta l’umanità: «“Donna ecco tuo figlio”,“ Ecco tua Madre”. E da quell’ora il discepolo l’accolse in casa sua »(Gv 19,26 -27).
Accogliere Maria nella propria casa significa accogliere lo sguardo, la tenerezza, la purezza della tota pulchra nel proprio cuore, che così diviene la casa della Vergine Maria. Sì, il cuore di ognuno di noi che accoglie la Maria le permette di farla abitare nella nostra vita, desiderando di diventare con Lei abitanti dell’Eternità. Maria ha concepito la Nuova Umanità che è Cristo.
Accogliendo Cristo, di conseguenza diventiamo anche noi figli della beata Vergine; lei soccorre l’umanità che è rappresentata dall’anziana e sterile Elisabetta, amata dal Signore. Proprio perché amata dal Signore, riceve da Maria “in fretta” il soccorso della sua Visita; Maria viene in soccorso dell’umanità invecchiata dal peccato e sterile, incapace di concepire la grazia.
Coloro che si fanno attrarre dalla“Donna vestita di sole e piena di grazia” si rivolgono a Lei con le parole di Elisabetta: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?” (Lc 1,43). Elisabetta aveva la consapevolezza di aver bisogno della Grazia. La sua domanda svelava la ricerca di una risposta davanti a tanta grazia. Peraltro, Elisabetta era già stata visitata dal concepimento di Giovanni Battista, e ancora più si stupisce che anche Maria le si presenti.
Come mai? Perché Dio è particolarmente e abbondantemente generoso con l’umanità, che desidera essere parte di quel vestito di sole e di quella grazia? Non solo il nostro cuore diventa abitazione della Beata Vergine Maria, ma in prospettiva è chiamato ad essere abitante del “luogo” dove Lei è assunta, in anima e corpo.
Sì, c’è uno spazio dove abiteremo il sole e la grazia; ora ne siamo fuori, cioè viviamo la vita terrena con il desiderio di abitare eternamente
quello spazio di beatitudine desiderata. Ma tutti coloro che si sono lasciati avvolgere e coinvolgere nella vita terrena da Cristo vestito di sole, lo otterranno. «Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra»: ecco la preghiera che dovremmo dire più spesso. E ancora: «Gesù donaci di vivere in terra ciò che saremo in cielo; donaci la grazia, il pane quotidiano per avere la forza di respingere tutto ciò che potrebbe impedirci di raggiungere, ciò che peraltro è già a nostra disposizione: abitare l’eternità con Maria e con tutti i santi del cielo».
Buona festa dell’Assunta.
Don Ennio Gobbatto
Rettore del Santuario della Beata Vergine del Monte Lussari














