Nelle elezioni del 6 settembre nel Land tedesco della Sassonia-Anhalt il partito di destra Alternative für Deutschland (AfD) ha ottenuto il 43,8% dei voti, più che il doppio sia rispetto ai cristiano-democratici sia al risultato precedente. E’ la prima volta che tale formazione raggiunge la maggioranza relativa in uno dei Länder in cui è suddivisa la Germania, che è una repubblica federale dove le singole regioni hanno una considerevole autonomia.
Il punto forte della politica dell’AfD è la remigrazione, un termine che ha una doppia interpretazione. Secondo il programma ufficiale del partito consisterebbe nel rimpatrio degli stranieri obbligati a lasciare il paese, dunque i criminali, gli estremisti e i soggetti pericolosi ecc. In tale interpretazione rientrerebbe, però, anche la revoca della protezione quando viene meno la causa dell’asilo, per cui, ad esempio, i profughi siriani accolti dalla Germania nel 2015 potrebbero essere rispediti a casa, pur essendosi pienamente integrati. In molte dichiarazioni ufficiali di dirigenti del partito si parla invece di rispedire al Paese d’origine anche gli stranieri che, dopo aver ottenuto la cittadinanza tedesca, non si fossero integrati. Una prospettiva, dunque, molto più ampia e incerta.
Tutto questo è ispirato all’idea che «la Germania deve tornare a essere più tedesca», nel senso del rifiuto del principio dell’apertura agli stranieri e del multiculturalismo, per una maggiore centralità della lingua, della cultura e della storia tedesche. In questo senso l’AfD denuncia l’eccessivo peso della memoria storica sul nazismo, rispetto ai valori e all’identità culturale tedesca. Una posizione riassunta nella formula ‘più Bismarck meno Hitler’.
Il secondo punto è lo stop all’integrazione europea. Come molti partiti sovranisti AfD vorrebbe un “Europa delle nazioni”, cioè sostanzialmente un’associazione di Stati liberi e sovrani: l’uscita dall’euro, che è nei programmi del partito, significherebbe però di fatto la fine dell’Unione, e dunque chiedere un’Europa delle nazioni senza la moneta comune equivale a voler ritornare quantomeno al 1950, se non a prima della Seconda guerra mondiale.
Un altro punto qualificante è il rifiuto della politica climatica internazionale e di quella europea del Green deal, in favore del ritorno a nucleare, carbone e gas. AfD nega il riscaldamento climatico, sostiene che vi siano effetti positivi dall’aumento di CO2 e parla piuttosto di adattamento al clima.
Su questi tre punti principali, e anche su altri come la politica demografica natalista, l’idea che l’unica famiglia sia quella composta da padre, madre e figli, e l’appoggio aperto alla Russia e il rifiuto degli aiuti all’Ucraina, AfD si presenta come un dei tanti partiti conservatori occidentali. Non a caso si sono subito congratulati con Alice Weidel, la segretaria del partito, tra gli altri, Matteo Salvini e Donald Trump, ma non però i francesi del Rassemblement National che pur avendo idee molto simili hanno rotto da tempo con i tedeschi di AfD, lasciando intuire dove porterebbe il sovranismo europeo.
L’uso da parte degli esponenti di AfD di parole d’ordine e simboli hitleriani fa apparire il partito come una formazione della destra estrema: in realtà molte altre formazioni europee che non sono definite così condividono la sua prospettiva politica, che appare in crescita anche perché si confronta con questioni estremamente moderne: l’immigrazione, la denatalità, il cambiamento climatico, la deindustrializzazione. AfD propone soluzioni che catturano per la loro semplicità ma che sono estremamente vaghe e dunque demagogiche: per porre rimedio al riscaldamento climatico non basta negare che esista, per ridurre la necessità dell’immigrazione non è sufficiente dire che i tedeschi devono fare più figli.
Questa miscela di modernità (Alice Weidel è dichiaratamente lesbica), conservatorismo e populismo è esemplare riguardo alla religione. AfD è per lo Stato secolare e la libertà religiosa: non è anti-islamica in senso assoluto e ritiene, come da tempo affermato nell’Europa dei diritti, che la legge religiosa non deve prevalere su quella statale. Al tempo stesso, però, ha una concezione fortemente identitaria della religione, intesa come un fondamento della cultura tedesca.
Andrea Zannini
Università di Udine














