L'editoriale

Custodire la creazione

Nei confronti della creazione la Chiesa ha rafforzato negli ultimi anni la sua postura di rispetto e amore. Gli interventi magisteriali di Papa Francesco e di Papa Leone XIV, non senza la spinta del cambiamento climatico degli ultimi decenni, hanno suscitato un vasto interesse spirituale e teologico attorno al tema della creazione. Una creazione che «soffre le doglie del parto» anche nella nostra epoca di crisi climatica, di migrazioni forzate, di incendi e di “ondate di calore”. Per fare questo, la Chiesa usa i linguaggi che più le sono propri, a partire da quello liturgico. Dall’8 giugno 2025 il Messale Romano accoglie il nuovo formulario di Messa “per la custodia della creazione”. Poiché non sono mancate né le adesioni entusiastiche, né le prese di distanza, come se il formulario fosse un ulteriore cedimento al mainstream ecologista, può essere interessante cogliere le implicazioni di questa proposta celebrativa con la natura della liturgia cristiana.

Spesso l’operazione di inserimento di un formulario nel Messale risponde ad una domanda o ad una spinta che parte dalle contingenze e si traduce in preghiera, non senza un passaggio attraverso la riflessione teologica e il magistero. Ciò è avvenuto per alcune celebrazioni originate dal sentire devoto del popolo di Dio e anche per alcuni formulari da impiegarsi in diverse circostanze della vita sociale ed ecclesiale.

 

La messa per la custodia della creazione

 

Il titolo del formulario si ispira alla corretta ermeneutica di Gen 1,28 indicata da Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ (n, 67) e trova chiara espressione nella richiesta della colletta: si chiede al Padre di Gesù Cristo, primogenito di tutta la creazione (cf. Col 1,15), che i fedeli, nella docilità al soffio dello Spirito, sappiano custodire con amore l’opera delle sue mani. L’oggetto della preghiera è, dunque, l’impegno per la custodia della creazione, uscita dalle mani di Dio, e la disponibilità dell’uomo a vivere in armonia con essa (cf. orazione dopo la comunione). Si tratta, in estrema sintesi, della recezione in forma orante di alcune delle principali istanze contenute nell’enciclica Laudato si’ nella linea di un’ecologia integrale.

Il formulario si inserisce nel Messale Romano tra le Messe ed orazioni “Per diverse necessità”, nella sezione “Per la società civile”. L’Ordinamento Generale del Messale, a tale proposito, afferma che questi formulari «si possono usare nelle diverse circostanze della vita cristiana per la necessità di tutto il mondo o della Chiesa universale e locale» (n. 368) e ciò in ragione del fatto che la liturgia dei sacramenti e dei sacramentali «offre la possibilità di santificare tutti gli avvenimenti della vita per mezzo della grazia che fluisce dal mistero pasquale, e poiché l’Eucaristia è il sacramento per eccellenza». Poiché le Messe per varie necessità o per diverse circostanze sono particolarmente indicate in alcuni momenti della vita ecclesiale e civile, non è fuori luogo suggerire l’utilizzo di questo formulario in particolari occasioni come, ad esempio, il 1 settembre, Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato.

 

La creazione al modo della liturgia

 

La liturgia è già custodia della creazione e svela il rapporto autentico che i credenti sono a chiamati a vivere con essa all’insegna della lode, della benedizione e della trasfigurazione. In essa le realtà naturali appaiono innanzitutto come create e, pertanto, entrano nel gioco rituale perché partono da Dio e diventano simbolo della nuova creazione che ha Cristo come primo frutto. La creazione non sta oltre la liturgia perché entra nel dinamismo dell’azione rituale e della lode riconoscente e stupita dell’uomo che ne invoca l’opera di custodia e di rinnovamento da parte di Dio.

Rispetto ad una lunga fase nella quale la natura è spesso entrata nella preghiera come realtà “infestata” e da sottrarre alle forze demoniache, un’accezione matura del rapporto tra culto e creazione non può che innanzitutto ritrovare nella benedizione il punto di partenza: come il Creatore ha guardato all’opera compiuta come cosa molto buona (cf. Gen 1,31), così i credenti benedicono il Creatore e imparano a benedire ogni realtà creata. L’assunzione degli elementi nella liturgia offre al credente la possibilità di uno sguardo nuovo, ovvero la capacità di vedere il mondo come trasfigurato e, al contempo, di trasfigurare il proprio sguardo, secondo quanto si legge nella Laudato si’ al n. 235: «Attraverso il culto siamo invitati ad abbracciare il mondo su un piano diverso. L’acqua, l’olio, il fuoco e i colori sono assunti con tutta la loro forza simbolica e si incorporano nella lode».

Nella “gestione” simbolica dei beni naturali, la liturgia diventa inizio e scuola di un rapporto nuovo con il creato, non più materiale di consumo e di sfruttamento, ma epifania della misericordia di Dio. Si può dire che la liturgia, quando non viene strumentalizzata, riesce a smentire e a contestare un uso funzionale e predatorio della creazione perché nel simbolo la creazione rimane creazione, opera di Dio alla quale l’uomo partecipa, e manifestazione dell’amore gratuito del Padre. Le realtà create vengono trasfigurate soltanto perché vengono accolte nella trama del rito e coinvolte nell’azione. Soltanto una liturgia artificiale, indifferente ai tempi e che considera irrilevanti i luoghi e ricorre in modo troppo disinvolto ai “prefabbricati” (dalle materie al suono, dai fiori alle vesti), non riesce più a vivere una relazione con la creazione all’altezza della sua vocazione.

I testi di preghiera del formulario sono un buon antidoto ad una lettura fuorviante e riduttiva del magistero ecclesiale sull’ecologia e piuttosto un invito a riscoprire nel creato un riflesso di Dio, come il sole cantato da Francesco d’Assisi: «de te, Altissimo, porta significatione».

 

Mons. Loris Della Pietra

Direttore dell’Ufficio liturgico diocesano

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