L'editoriale

Nonni, nuova gioia

È stato un gesto di grande sensibilità da parte di Papa Francesco istituire, nel 2021, la “Giornata mondiale dei nonni e degli anziani” per valorizzare il loro ruolo fondamentale. Questa celebrazione assume un significato ancora più profondo poiché coincide con la memoria liturgica dei Santi Gioacchino ed Anna, i nonni di Gesù. Quest’anno anche il Santo Padre Leone XIV ha indirizzato un messaggio di saluto a tutti i nonni, sottolineando come anche con l’avanzare degli anni si continui a portare frutto.

Si tratta di una verità che trova pieno riscontro nella mia esperienza personale. Nell’aprile del 2023 mia figlia Lisa, che risiede e lavora a Milano insieme al marito Andrea, è diventata mamma del piccolo Edoardo, regalandoci una gioia indescrivibile. Da allora, io e mia moglie ci siamo recati spesso in Lombardia per vederlo crescere e offrire il nostro supporto.

Un cambiamento importante si è delineato all’inizio del 2024, quando Lisa ha ripreso l’attività lavorativa. A Milano solo il 28% delle richieste trova copertura negli asili nido ed Edoardo, inizialmente, non era rientrato nelle graduatorie; Lisa e Andrea mi hanno quindi chiesto se fossi disponibile a occuparmi del piccolo. Mia moglie lavorava ancora, mentre io, da neopensionato, ho offerto subito il mio aiuto. Del resto, fin dalla nascita di Lisa e poi della mia seconda figlia, Sara, ho sempre condiviso attivamente con mia moglie ogni fase della loro crescita, specializzandomi nel tempo nel raccontare fiabe che favorissero il loro riposo. Accettare questo nuovo compito, pur nella consapevolezza dell’impegno richiesto da una creatura così piccola, è stato dunque un passo del tutto naturale.

È cominciata in questo modo la mia esperienza di “nonno-sitter” pendolare. La mia routine settimanale si svolgeva secondo un ritmo preciso: la domenica sera prendevo il treno da Latisana alla volta di Milano, così da essere operativo fin dal lunedì mattina, accudendo Edoardo mentre i genitori erano al lavoro. Il venerdì pomeriggio rientravo in Friuli per partecipare alle prove con il mio coro, mentre la domenica mattina svolgevo — e svolgo ancora oggi — il servizio di organista per la Santa Messa nel Santuario di Sabbionera, un impegno che porto avanti con dedizione da ormai cinquant’anni, prima di ripartire la sera.

Questo percorso è proseguito per quasi nove mesi, durante i quali ho acquisito una tale dimestichezza da meritare scherzosamente il “dottorato in biberon e cambio pannolini”. Nel 2025 Edoardo è riuscito a entrare all’asilo nido vicino a casa; tuttavia, nei momenti in cui non poteva frequentarlo a causa di qualche malanno stagionale, mi bastava ricevere una telefonata per rimettermi in viaggio, felice di poter essere ancora una volta d’aiuto.

Le parole faticano a descrivere la gioia di assistere quotidianamente alla crescita di una nuova vita. Fin dai primi tempi lo chiamavo, e lo chiamo tuttora, “Vita”, proprio come usavo fare con le mie figlie. Nei primi mesi, per conciliare il suo sonno, gli cantavo brani in friulano; la melodia più amata era “Ciampanis de sabide sere”, e al rintocco cadenzato del “don, din don, dindan don”, i suoi occhi si chiudevano dolcemente.

Crescendo, le nostre giornate si sono arricchite di nuove abitudini. Durante i pomeriggi passeggiavamo nei pressi di casa e, dopo la merenda, facevamo visita alla vicina chiesa. Lì Edoardo recitava con me le sue prime preghierine, mandava baci a Gesù e agli angioletti e accennava, a modo suo, il segno della croce. Per il riposo pomeridiano gli raccontavo fiabe rigorosamente inventate, popolate da castelli, boschi fatati e piccoli animali che si rincorrevano nel bosco. Il venerdì, al momento del mio rientro, il congedo era accompagnato da una frase affettuosa in friulano: “Ven chi dal nono che ti busa ta la cadopa”, e lui mi porgeva prontamente la testolina.

Questa esperienza mi ha rivelato come il ruolo di un nonno sia profondamente diverso da quello di un genitore: pur senza la responsabilità diretta della crescita quotidiana, si viene travolti da un affetto così limpido da colmare il cuore. Condividere il mondo alla loro altezza – sedersi a terra per osservare una lucertola tra i sassi, ascoltare il canto di un uccellino o scorgere forme fantastiche nelle nuvole – permette di riscoprire lo stupore e la meraviglia, un dono davvero inestimabile.

Nell’aprile di quest’anno la felicità si è ulteriormente moltiplicata con la nascita della sorellina, Matilde. In quell’occasione mia figlia Sara mi ha chiesto con un sorriso: «Papà, hai preparato la valigia?». La mia risposta è stata immediata: «Non l’ho mai svuotata».

Maurizio Casasola

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