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I pellegrini friulani dinanzi a San Francesco d’Assisi. «Verso chi si rivolge la nostra vita?»

«Noi, a chi guardiamo? E chi indichiamo agli altri? Nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro, della sofferenza, dell’incontro, adesso. Verso chi si rivolge la nostra vita?» Sono le parole dell’arcivescovo Riccardo Lamba, nell’omelia della Santa Messa mattutina di sabato 29 agosto, a dare il “la” alla seconda delle tre giornate del pellegrinaggio diocesano ad Assisi, nell’800° anniversario della morte di San Francesco.

I 150 pellegrini sono radunati nella chiesa dove riposano le spoglie di Santa Chiara. La celebrazione, animata splendidamente dalla Cappella musicale della Cattedrale, si tiene a pochi passi dalla cappella con il celebre Crocifisso di San Damiano che parlò a Francesco. Adiacente alla chiesa, il monastero ospita tuttora quaranta sorelle Clarisse.

Pellegrini nella Basilica di Santa Chiara

Dalla conversione alla gioia

«Francesco, come Giovanni Battista, di cui oggi ricorre la memoria liturgica del martirio, si sono fatti completamente da parte per indicare Gesù»: è il richiamo dell’Arcivescovo. Un cammino di conversione, di preghiera, di silenzio, il loro. E dove porta questo cammino? «Alla gioia. La conclusione del percorso di Francesco è il Cantico delle creature, un cantico di gioia, di esultanza».

«Chiediamo anche noi, in questa giornata di pellegrinaggio, momento per momento, di guardare a Giovanni Battista e a San Francesco, e di indicarli ai nostri amici. Chiediamo di cominciare, sin d’ora, a gustare la gioia del Signore Gesù che si fa strada nella nostra vita e nella vita degli altri».

L’arcivescovo mons. Riccardo Lamba presiede la Messa a Santa Chiara

L’incoraggiamento dell’Arcivescovo prepara all’emozione dell’accostarsi alla tomba di Santa Chiara e alla preghiera davanti al Crocifisso di San Damiano.

Il pellegrinaggio prosegue con la visita al vicino Santuario della Spogliazione, che accoglie anche il corpo di San Carlo Acutis, e con del tempo libero per le visite all’Eremo delle Carceri e alle chiese di San Damiano, San Rufino e San Giacomo de Muro Rupto.

Il cielo, da nuvoloso, si fa presto sereno e, nonostante la piacevole brezza, anche questa giornata si annuncia molto calda. Le temperature elevate, però, non impediscono ai pellegrini di godere pienamente della bellezza e della ricchezza dei luoghi. Di gruppetto in gruppetto ricorre un desiderio: «Qui ad Assisi sarebbe bello restare almeno un giorno in più…».

Resta però ancora il pomeriggio da “gustare” e gli ingredienti del programma non lasceranno delusi.

Il celebre crocifisso di San Damiano, che parlò a San Francesco

Alla tomba di Francesco

Dopo il pranzo libero, il pomeriggio si apre con la visita alla grandiosa Basilica di San Francesco e la preghiera alla tomba del Santo, il cui corpo qui riposa attorniato da quelli dei frati che gli rimasero fedeli fino alla fine. Per molti non si tratta della prima volta nella basilica, «ma ogni volta si scopre qualche cosa di nuovo, un dettaglio, un affresco, un aneddoto…». E «le visite condotte dai frati sono speciali!».

Pellegrini incantati sotto le volte della Basilica inferiore di San Francesco

Una breve pausa e poi ci si rimette in cammino, verso il suggestivo Tempio di Minerva, nel cuore del centro storico. I cantori della Cappella della Cattedrale di Udine sono già qui e si preparano a donare ai pellegrini uno straordinario concerto meditativo.

Musica che si fa preghiera

È lo stesso Arcivescovo a presentarlo, ringraziando la corale – «uno dei gioielli di famiglia della nostra Diocesi» – per questo grande dono, che «ci aiuta a pregare».

Diretti dal maestro Davide Basaldella, con Beppino Delle Vedove all’organo, i coristi incantano i pellegrini sulle note di Perosa, Frisina, Miserachs, Decha, e con i canti popolari «Vegnît a cene» e «Fradis miei». Le parole di San Francesco si alternano agli splendidi brani e la musica diventa balsamo per l’anima dopo una calda e impegnativa giornata, trascorsa tra i saliscendi e gli scorci d’infinito dello splendido borgo di Assisi.

«Vieni o Spirito del Signore», «Pane di vita nuova», «Eccomi», «Ti seguirò»… Ogni canto eleva la preghiera in un crescendo, fino al finale «Ave o Vergine us saludi», quando al coro si unisce l’intera assemblea, nella commozione generale.

Il concerto della Cappella musicale della Cattedrale di Udine ad Assisi

Una luce da condividere

Di bellezza in bellezza, la giornata si avvicina alla sua conclusione e culmina, dopo la cena, nella suggestiva processione aux flambeaux alla Porziuncola. Centinaia di candele si alzano verso il cielo, in lode a Maria. Il rosario e i canti accompagnano il cammino, mentre la luce delle fiammelle illumina i volti dei pellegrini.

È una preghiera semplice e intensa, che raccoglie e quasi ricapitola tutto ciò che questa giornata ha donato: la parola, il silenzio, l’incontro con Francesco e Chiara, la musica, la bellezza, la fatica del cammino. Al mattino l’Arcivescovo aveva lasciato una domanda: «Noi, a chi guardiamo? E chi indichiamo agli altri?». Alla sera, davanti alla Porziuncola, quella domanda torna a farsi preghiera.

I pellegrini, flambeaux in mano, dinanzi alla Porziuncola

Le candele, una accanto all’altra, avanzano nella sera. Una piccola luce può sembrare poca cosa, ma insieme alle altre diventa un cammino luminoso. È forse anche questa l’immagine che i pellegrini portano con sé al termine della giornata: la luce ricevuta non è fatta per essere trattenuta, ma per essere condivisa, indicata, donata.

E così Assisi, ancora una volta, non è soltanto una meta raggiunta, ma una strada che continua. Domenica il pellegrinaggio riprende, con nel cuore l’invito di Francesco e Chiara a cercare Cristo, a lasciarsi raggiungere dalla sua gioia e a diventare, a nostra volta, piccoli segni di quella luce per gli altri.

Valentina Zanella, inviata ad Assisi

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