Ore 5.45, Udine, parcheggio dello Stadio Friuli. È ancora buio, ma la temperatura già elevata lascia intuire che sarà una giornata rovente. Tre pullman attendono i pellegrini, che arrivano puntuali. Provengono da tutto il Friuli e si sono messi in viaggio di buonora per cogliere l’opportunità offerta dalla Diocesi: tre giorni di spiritualità e cultura ad Assisi, nell’800° anniversario della morte di San Francesco.

Tra i partecipanti ci sono anche i cantori della Cappella musicale della Cattedrale di Udine, che animeranno le liturgie della tre giorni, tre sacerdoti (don Michele Frappa, don Stephen Phen e don Valentino Martin, oltre all’arcivescovo, mons. Riccardo Lamba. A salutare i pellegrini prima della partenza arriva anche il vicario generale, mons. Dino Bressan.
Qualche presentazione, i saluti, gli ultimi bagagli sistemati. Poi si parte. C’è chi vive per la prima volta un’esperienza di questo tipo e chi, invece, è ormai “rodato”. Per diversi pellegrini è anche l’occasione di ritrovarsi: c’è chi ha condiviso il pellegrinaggio diocesano giubilare a Roma nel 2025, chi è da poco rientrato dall’esperienza con i catechisti in Polonia. E c’è già chi guarda al prossimo appuntamento da poter condividere: «Ci sarete l’8 settembre a Castelmonte?».

La strada verso Assisi
Prima di raggiungere Assisi, una sosta a Ravenna, alla grandiosa e solenne Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Una tappa pensata per spezzare i chilometri di viaggio, ma che diventa subito un’occasione per immergersi nella storia e nell’arte.

La visita, guidata da un volontario dell’associazione Pietre Vive, precede un pranzo veloce nell’area verde adiacente alla basilica. Panini, frutta, acqua fresca e le prime conversazioni tra pellegrini.
Il caldo non dà tregua, ma cresce soprattutto l’attesa per la ripartenza: Assisi è ancora lontana, ma ormai si comincia a sentirne il richiamo.
L’arrivo in città è un tuffo al cuore.

Chi è qui per la prima volta fatica quasi a credere di «avercela finalmente fatta, dopo tanti anni». Chi invece ritorna sa che questo luogo non è come tutti gli altri. E l’attesa trova subito una risposta.

Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, l’accoglienza di padre Gabriele, francescano, è intensa e coinvolgente. Non una semplice introduzione alla visita, ma un invito a guardarsi dentro: «Ma tu sei davvero felice?». «Nella tua vita stai seguendo chi quella felicità te la può dare davvero?». «Sei consapevole del fatto che anche la parte di te non amabile, anche quella che tu non accetti, è amata?». Domande che rimangono nel cuore. E che, per molti, si leggono anche negli occhi lucidi mentre la visita alla Porziuncola e alla Cappella del Transito diventa un crescendo di emozione.

Fino alle 18, quando nella basilica viene celebrata la Santa Messa, concelebrata dall’Arcivescovo insieme agli altri sacerdoti presenti e animata dalla Cappella musicale della Cattedrale di Udine.

Un pezzo di Friuli ad Assisi
Siamo in Umbria, ma in basilica si sente parlare friulano un po’ ovunque. Al gruppo del pellegrinaggio diocesano si sono infatti uniti, per la celebrazione, anche altri pellegrini arrivati dal Friuli: da Gemona, accompagnati da don Tacio Puntel, e da Porpetto, con don Alex De Nardo, don Alberto Santi e don Francisco Garzon Medina.
Al termine della Messa non può mancare la foto di rito tutti insieme, insieme ai saluti tra conterranei, prima di raggiungere i rispettivi alloggi.
Nel cuore restano le emozioni di una giornata lunga e intensa. E restano soprattutto le parole consegnate dall’Arcivescovo nell’omelia, a partire dal Vangelo del giorno: la parabola delle dieci vergini, quelle stolte che si fanno trovare impreparate e quelle sagge che attendono lo sposo con le lampade. «Ogni istante della nostra vita dovrebbe essere la ricerca di corrispondere con l’amore all’amore di Dio – ha sollecitato mons. Lamba -. Senza perdere tempo, senza perdersi in chiacchiere, in fantasie, in sensi di colpa. Siamo chiamati ad impiegare ogni istante della nostra vita così. Allora saremo anche noi come quelle vergini sagge che si sono preparate e al momento dell’incontro con lo sposo».
Parole che l’Arcivescovo lega al senso stesso del pellegrinaggio. «Che questi giorni possano essere per noi giorni in cui ci insaporiamo in ogni momento dell’amore di Gesù Cristo – conclude -. È questo anche il messaggio che ci viene da San Francesco. Francesco si è insaporito per tutta la vita del suo rapporto con Gesù. Gesù che è arrivato a donare tutta la sua vita senza trattenere nulla per sé, perché noi potessimo essere liberi nel suo amore».

È ormai sera. La prima giornata volge a conclusione. Ma l’immersione in Assisi è appena cominciata.
V.Z.















