«Dove si inaugura una scuola, si apre una prospettiva concreta fatta di servizi per le famiglie e di opportunità per i giovani che qui possono imparare e crescere». Lo ha detto l’assessora regionale Barbara Zilli inaugurando il nuovo polo scolastico a Villa Santina, sabato 24 ottobre, oltre 9 milioni di euro per dare una nuova casa alla scuola primaria e alla secondaria di primo grado, insieme alla nuova mensa. Numerosi i sindaci e le autorità scolastiche presenti.
Il nuovo complesso accoglie oltre 150 studenti, con più di 50 iscritti alla primaria e oltre 100 alla secondaria di primo grado. Numeri che confermano l’importanza del polo scolastico non soltanto per Villa Santina, ma anche per il comprensorio circostante, in un’area nella quale la presenza di servizi educativi rappresenta un elemento fondamentale per contrastare lo spopolamento e sostenere la permanenza delle famiglie nei centri montani.
La conclusione dei lavori assume un significato particolare anche alla luce della complessità del cantiere, che ha richiesto un importante impegno progettuale, tecnico e organizzativo. L’inaugurazione segna il completamento di un’opera pubblica destinata a incidere sulla quotidianità degli studenti e delle loro famiglie, mettendo a disposizione nuovi spazi per l’attività didattica e per la refezione scolastica. «Questo imponente investimento, reso possibile dalla sinergia tra risorse regionali, comunali e del Piano nazionale di ripresa e resilienza, costituisce un segnale fondamentale per il futuro di tutta la vallata», ha affermato Zilli.

Mons. Angelo Zanello, arciprete di Tolmezzo, è stato invitato a benedire l’opera. Il sacerdote ne ha approfittato per una riflessione. Ha ricordato dell’incontro con un ragazzo problematico, un “maranza”. «Quando gli ho chiesto: “Ti piacerebbe che ti facessi da padre?”, “Magari” è stata la sua risposta». Questo per significare che oggi, più di sempre, c’è l’urgenza di riscoprire il significato e l’importanza della paternità (e della maternità) ai fini di una rinnovata capacità educativa. E ha ricordato che proprio davanti alle istituzioni, don Fabio Attard, rettor maggiore dei Salesiani, ha consegnato recentemente a Tolmezzo due parole che sembrano fatte apposta per il presente: «alleanza» e «sinergia». «Educare un giovane, infatti, non può essere il compito solitario di qualcuno. Servono famiglie, scuole, oratori, istituzioni, associazioni, comunità. Servono adulti capaci di collaborare anche quando hanno sensibilità e punti di vista differenti».
«I nostri ragazzi meritano il meglio», ha ricordato il Rettor maggiore. Don Bosco, diventato sacerdote, non dimenticò mai da dove veniva. Tornò verso i ragazzi che rischiavano di rimanere ai margini, offrendo loro una casa, un cortile, una scuola, un mestiere e soprattutto qualcuno che fosse disposto a camminare accanto a loro. È una sfida ancora attualissima. Anche oggi un giovane può sentirsi invisibile pur avendo centinaia di contatti sul telefono. Può vivere in mezzo agli altri e sentirsi tremendamente solo. A volte basta poco: una domanda fatta davvero, una persona che ascolta senza giudicare, qualcuno capace di dire con la propria presenza: “Io ci sono”. «Il Sistema Preventivo è vita. È relazione. È spirito di famiglia».
F.D.M.













