SocialeUdine e dintorni

Topi, materassi sudici e liquami alla Cavarzerani. «Nessuno dovrebbe vivere in queste condizioni»

Topi, sanitari rotti, liquami che escono dai bagni, materassi sudici, zone allagate, sovraffollamento. Ma anche ritardi nel pagamento degli stipendi agli operatori, tensioni. È la disumana condizione in cui sono costretti a vivere e a lavorare ospiti e operatori dell’ex caserma Cavarzerani. A sollevare il caso è stato il consigliere comunale di Alleanza Verdi Sinistra possibile Andrea Di Lenardo, aggiungendo che «nessuno dovrebbe vivere in queste condizioni» e spiegando che nell’ultimo anno gli è stato vietato l’accesso all’area, cosa che in passato gli era invece sempre stata consentita. Lunedì 26 ottobre, assieme al sindaco Alberto Felice De Toni, Di Lenardo ha incontrato il prefetto Domenico Lione.
Il centro di accoglienza straordinaria di Udine dovrebbe accogliere 450 richiedenti protezione internazionale, ma di fatto le persone ospitate ogni notte sono almeno qualche centinaio in più. E il sovraffollamento aggrava le condizioni igienico sanitarie della struttura, già al limite.
La cooperativa Officine sociali, che gestisce il centro (e il cui affidamento, in proroga, scadrà a fine anno) è già stata sanzionata più volte, ha ricordato la Prefettura, assicurando interventi per ripristinare condizioni di vivibilità nell’ex caserma.


«Siamo davanti ad una vera emergenza sanitaria in piena città. Un rischio concreto per le persone che vivono quei luoghi e per tutta la cittadinanza», rileva in una nota l’associazione Oikos. «Le persone che prendiamo in carico e che provengono dalla Cavarzerani hanno infezioni, funghi, malattie della pelle, infestazione da pidocchi e altri parassiti. Degrado sui corpi e nelle menti. Nessun tipo di scolarizzazione e di apprendimento della lingua italiana. Un degrado fisico e mentale che ha serie conseguenze sullo stato psicologico della persona».

Unendosi alla denuncia di Andrea Di Lenardo, Oikos chiede con forza che venga chiusa immediatamente la struttura.
Sulla questione sono intervenute anche la Rete Dasi Fvg, Ospiti in Arrivo e il Centro Balducci di Zugliano, chiedendo al Prefetto di Udine «un resoconto pubblico di tutte le ispezioni effettuate dall’inizio della gestione del consorzio Officine Sociali, insieme ai relativi provvedimenti adottati e quali iniziative intenda assumere per garantire condizioni di vita adeguate all’interno dell’ex Caserma». Le tre realtà chiedono altresì «alla Questura di Udine: il rispetto delle normative internazionali ed interne, garantendo a tutti i richiedenti asilo l’accesso immediato alla presentazione della domanda e l’accesso conseguente alle misure di accoglienza» e «al Comune di Udine: di assumere maggiore consapevolezza della gravità della situazione e di agire affinché l’accesso alla procedura di asilo sia effettivamente rispettato nel suo territorio». Infine, si chiede all’Azienda sanitaria universitaria del Friuli centrale (AsuFc): di rispettare il Protocollo della Direzione centrale salute della Regione (2024), per garantire che Hub, Cas e Cara assicurino “salubrità e condizioni igienico-sanitarie adeguate”».
V.Z.

Articoli correlati