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Giovani, nuovo decreto sicurezza. Polo (Spazio Giovani): «C’è un malessere che interpella»

Dopo gli scontri a Milano dello scorso fine settimana, martedì 20 ottobre 2026 il Consiglio dei ministri ha varato un nuovo decreto sicurezza che impone una stretta sui minorenni, introducendo un nuovo reato – quello di partecipazione violenta ad una manifestazione, punibile fino a 5 anni di carcere – e nuove aggravanti – quella di uso dei social per organizzare le piazze, per cui si rischiano anche 12 anni –. Non ci sono, invece, i poteri di polizia ai militari su cui il Colle aveva mostrato forti perplessità.

I fatti di Milano hanno acceso i riflettori sul disagio sociale delle nuove generazioni, tra chi le accusa di violenza e chi cerca di capire cosa abbia generato questa rabbia. Un fenomeno, quello delle mobilitazioni giovanili che preoccupa e che richiede un’analisi profonda.

Sandro Polo

In un servizio su questo tema pubblicato sulla Vita Cattolica del 21 ottobre 2026, Sandro Polo, coordinatore dell’équipe che gestisce lo “Spazio giovani” della Caritas di Udine, invita a non fermare lo sguardo sulle vetrine spaccate a Milano, ma considerare che dietro a questi episodi c’è un malessere. «Capire da dove nasca questo disagio è difficile e richiede tempo, ma questo è il compito di un adulto».

«Sicuramente, dietro a ciò che si tramuta in violenza c’è una povertà di base: sociale, educativa, economica», aggiunge Polo.
E invita a non ridurre il problema all’etichetta delle “seconde generazioni”, pur riconoscendo le difficoltà che possono incontrare i giovani nati o cresciuti in Italia da genitori immigrati. «Sono ragazzi che si trovano in un limbo: crescono in Italia, però non si sentono italiani – chiediamoci come mai… –. Sono ragazzi che non si sentono agganciati a nulla e non si sentono visti. Crescere così è molto faticoso e questa è senz’altro una forma di malessere, che naturalmente può essere superata se questi giovani hanno la fortuna di trovare degli adulti con cui confrontarsi. Talvolta, però, non è così e la rabbia sedimenta». Poi, quando mancano occasioni di confronto e punti di riferimento, il disagio può diventare più difficile da affrontare.

La rabbia, tuttavia, non riguarda soltanto chi vive situazioni di marginalità o fatica a riconoscersi nella società in cui cresce. Coinvolge anche molti giovani italiani, in particolare dopo la pandemia, osserva ancora Polo. «Ce lo dicono loro stessi. Sono arrabbiati perché gli adulti gli stanno mangiando il futuro, e come dar loro torto? Vedono un mondo sempre meno roseo, fatto di guerre, cambiamento climatico, lavori sottopagati. Ecco perché protestano».

La manifestazione a Udine (foto di Chiara Carassai)

Anche alla luce di questo, sorprende ancor più positivamente quanto accaduto sabato 17 ottobre nella manifestazione pacifica che a Udine ha coinvolto centinaia di giovani e non solo. «Di giovani si parla spesso, ma nei tavoli che li riguardano i giovani non ci sono mai. In una società sempre più individualista e che non li vede e non li ascolta, questi giovani hanno fatto uno sforzo enorme e per nulla scontato scendendo in piazza, tanto di cappello! Speriamo che queste manifestazioni servano ad aprire a un dialogo con loro», conclude Polo.
V.Z.

 

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