Nella tarda mattinata di sabato 17 ottobre la Sala stampa della Santa Sede ha reso noto che Papa Leone XIV è stato dimesso attorno alle 15.30 e ha fatto rientro in Vaticano. «In considerazione degli esami del sangue, del controllo radiologico del torace eseguiti questa mattina e valutato il quadro clinico il Santo Padre è stato giudicato idoneo alla dimissione». Domenica 18 ottobre (in cui, peraltro, ricorre la 100a Giornata missionaria mondiale) il Papa pregherà l’Angelus affacciandosi dalla finestra del suo appartamento.
Lunedì 13 ottobre papa Prevost era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico al policlinico “Agostino Gemelli” di Roma per l’asportazione di un adenocarcinoma maligno al polmone, recentemente diagnosticato. L’operazione era durata 90 minuti e ha avuto «un esito positivo». Il Santo Padre è seguito dal dottor Luigi Carbone, direttore della Direzione di Sanità ed Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e il professor Stefano Margaritora, a capo dell’équipe medica di chirurgia toracica che, al Policlinico Gemelli, ha operato Leone XIV nel pomeriggio del 13 ottobre,
Dopo un rapido decorso, venerdì 16 ottobre erano state diffuse le prime immagini di Papa Leone XIV dopo l’intervento: Prevost era in piedi mentre celebrava la Santa Messa in una saletta del “Gemelli”.

La telefonata tra Leone XIV e Putin. I passi della diplomazia umanitaria
Sempre venerdì 16 ottobre, in serata, è stata resa nota la telefonata che Leone XIV ha avuto con il presidente russo Vladimir Putin, durante la quale «Il Santo Padre ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, chiedendo una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile».
Un gesto, questo, particolarmente significativo: anche dal ricovero ospedaliero, infatti, Papa Leone XIV ha dato prova di non avere particolarmente a cuore le sorti delle popolazioni che soffrono maggiormente le conseguenze drammatiche del conflitto russo-ucraino, per il quale la Santa Sede può contare anche sulla missione diplomatica del card. Matteo Zuppi (in visita a Mosca a fine settembre). Contemporaneamente, il Papa ha dimostrato di mantenere le capacità di governo della Chiesa anche in condizioni di malattia.
A proposito di Cremlino, una nota della Federazione Russa afferma come sia stata «accolta favorevolmente l’intenzione del Vaticano di contribuire a creare le condizioni necessarie per garantire la sicurezza della popolazione e organizzare la fornitura di beni di prima necessità». La nota aggiunge che «È stato concordato di collaborare a tale riguardo». La Santa Sede, insomma, pare essere uno dei pochissimi – se non unico – soggetti del panorama internazionale in grado di lavorare a favore della popolazione e non a favore del commercio di armi. La voce del “Papa della pace” – come è stato soprannominato fin dalla sua elezione – continua dunque a levarsi con tenacia, anche da una camera di ospedale, per chiedere tregue e corridoi umanitari. È una strada coraggiosa, ma non per questo vana.
G.L.














