Opinioni

Cambiamento climatico, il Friuli deve ripensare le economie costiere

Nei prossimi decenni la nostra regione sarà interessata dalle conseguenze della crisi climatica. Gli studi (Intergovernmental Panel on Climate Change – Iccp; Ispra; Arpa Fvg) ci dicono che entro il 2100 le temperature potrebbero aumentare – a seconda degli scenari più o meno negativi – d’inverno tra 1,3 e 5,3 gradi e d’estate tra 2,5 e 6 gradi. Secondo questo modello, ciò determinerà impatti di breve, medio e lungo periodo sulla biodiversità, risorse idriche, sistemi della produzione, territori e patrimoni.

Le aree costiere dell’Alto Adriatico a rischio inondazione nel 2100

Le nostre comunità saranno soggette ad una maggiore vulnerabilità che investirà le dimensioni ecologica, economica come nel caso dell’agricoltura, del turismo e della pesca, territoriale e, anche se non sempre quantificata, quella eminentemente sociale.

Il cambiamento del clima influirà sulle coste e lagune dell’alto Adriatico, con l’innalzamento del mare (40 cm nello scenario a emissioni ridotte tenuto conto degli impegni previsti dall’“Accordo di Parigi” e di 70 cm nello scenario a emissioni crescenti). Gli impatti coinvolgeranno luoghi, economie locali, assetti infrastrutturali e opere portuali.

L’alto Adriatico viene riconosciuto dalle ricerche come uno spazio ad elevata vulnerabilità. La descrizione che ne fa la Società Geografica Italiana è piuttosto severa. Infatti, si sostiene che «l’innalzamento del livello medio del mare, combinato con erosione, mareggiate e subsidenza, accresce il rischio di arretramento della costa e di sommersione degli arenili». In particolare, al 2100 «gli effetti saranno particolarmente rilevanti sulle coste di Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia-Romagna».

Se entriamo nello specifico, la nostra Regione già allo scenario più ravvicinato del 2050 (tra “solo” ventiquattro anni) «rischia di perdere più di un terzo delle spiagge».

I Report degli ultimi anni di Arpa Fvg e Segnali di Clima sostengono che «il cambiamento climatico agisce sulle aree di pianura costiera e bonificata, sull’arretramento della linea di riva e sulla laguna attraverso più pressioni concomitanti: innalzamento del mare, mareggiate, variazioni di temperatura e salinità, minori apporti fluviali e modifiche delle correnti» cui si aggiungono «alterazione delle specie e delle aree di riproduzione». L’aumento della frequenza e intensità dei fenomeni di acqua alta, allagamento costiero ed esondazioni diventeranno consuetudine al punto che Grado, Marano Lagunare e Lignano Sabbiadoro subiranno impatti, in relazione ai diversi scenari possibili ipotizzati, che coinvolgeranno un sistema di 150 km².

Comunità locali

C’è da chiedersi se le comunità locali sono consapevoli della “crescita strutturale del rischio” che influirà sulle loro prospettive di vita, di lavoro e di relazione e se sono oggi nella condizione di riconoscere ed interpretare le complessità e trasferirle in progetti concreti.

Ritengo fondamentale un cambio di paradigma nei meccanismi di funzionamento della comunità locale che consenta di trasformare le avversità in opportunità.

 Luoghi ed economie

Nel caso dei luoghi coinvolti, non si tratta solo di mettere in sicurezza centri storici e residenze quanto di assicurare ai contesti collocati alle diverse scale (centro storico, aree periferiche, area vasta) resilienza e protezione contro l’esposizione ai rischi anche tramite la “delocalizzazione selettiva” di parti residenziali in prossimità di costa e laguna e delle attività nel caso di aree esposte ad un elevato tasso di vulnerabilità. Tra gli strumenti da adottare per anticipare e adattarsi, si riconoscono la rigenerazione urbana (specie riguardo l’uso dei materiali, i primi piani delle abitazioni e gli impianti), rinaturalizzazione, permeabilità dei suoli e drenaggio, opere di difesa, incentivi e programmi di acquisto relativamente alle abitazioni.

Alla scala nazionale, la perdita di “attrattività climatica” dovuta al cambiamento climatico potrebbe tradursi in una perdita di domanda turistica (da un minimo di 17 miliardi di euro a un massimo di 52). Ma la questione del clima (avversità) apre nuovi spazi di intervento (opportunità). Sollecita ad esempio la trasformazione dei flussi turistici orientandoli ulteriormente all’esperienza, alla ricerca di autenticità, ricchezza culturale e biodiversità, alla sostenibilità della mobilità. Da Grado a Lignano Sabbiadoro questo approccio dovrebbe rappresentare l’indirizzo prevalente per non essere dipendenti dai flussi e passare dal turismo tradizionale “estrattivo” e monoculturale alle diverse forme di turismi dove l’integrazione con le comunità locali e l’ampiezza dell’offerta favorisce l’attrattività.

Per quanto riguarda la filiera dell’economia marina, della pesca e dell’acquacoltura, si rendono necessari una nuova programmazione in grado di combinare l’adattamento ecologico all’innovazione tecnica e gestionale ed una “governance” del territorio e della filiera. Non vi è altro canale da navigare per affrontare l’aumento della temperatura dell’acqua, della salinità ed dei livelli idrici che incidono sui cicli riproduttivi e sulla qualità dei pesci radicando specie invasive (granchio blu tra tutte). Serve un programma che si proponga il rafforzamento dell’ecosistema, mantenendo e recuperando la naturalità dell’habitat, l’uso della laguna come “infrastruttura verde-blu” di adattamento dove far convivere lo spazio ecologico, produttivo (anche sostenendo forme sperimentali di sistemi di allevamento resilienti e nuove specie e di cogestione con le specie aliene) e di protezione, l’accompagnamento e l’assistenza agli operatori nella transizione, l’adozione di strumenti di solidarietà per affrontare crisi ed eventi climatici.

Maurizio Ionico

Urbanista, ricercatore

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