Opinioni

Le Case della Comunità non possono riunciare ai Medici di famiglia

L’esperienza della pandemia e le riflessioni che da sempre vengono fatte sulla efficacia dei sistemi sanitari portano alle stesse conclusioni: le “cure primarie” (le cure che costituiscono “il primo contatto” per i cittadini con un bisogno sanitario) sono la base su cui si costruiscono servizi utili per la maggior parte delle persone.  Se la “primary care” non funziona anche le cure ospedaliere e specialistiche di buon livello rischiano di essere meno efficaci!

I finanziamenti del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per la sanità che l’Europa ha garantito all’Italia hanno chiaramente l’obiettivo di rafforzare la assistenza socio-sanitaria sul territorio.

Nel nostro paese il medico di famiglia (MMg) rappresenta da anni – specialmente dopo il superamento del “Medico della Mutua” – il primo riferimento per i cittadini. Negli ultimi tempi si è dovuto prendere atto che questa professione sta attraversando – e non solo in Italia – una fase critica legata a vari fattori: l’incremento degli assistiti e dei “bisogni”, la difficoltà a garantire la “copertura” in alcune aree a “bassa densità di popolazione”, un rapporto con i pazienti più problematico anche per una apparente maggiore difficoltà di accesso agli ambulatori, il carico burocratico.

La riforma dell’assistenza territoriale che le regioni hanno attuato negli ultimi anni nell’intento di raggiungere gli obiettivi del Pnrr e del Dm77 (il decreto del 2022 che ha precisato quali dovevano essere gli standard delle nuove funzioni) viene varata per creare sul territorio, attorno al MMg una serie di supporti (in parte già esistenti nei distretti socio sanitari presenti nella nostra regione) che consentano di offrire ulteriori risposte di tipo sanitario e sociale : il perno di questi servizi è rappresentato dalle Case della Comunità (32 nella regione, 14 nell’Azienda Friuli Centrale) alcune pensate per costituire punto di riferimento per 40-50.000 abitanti (hub) altre per ambiti di minori dimensioni (spoke)

L’obiettivo, richiamato in tutti i documenti a livello nazionale e regionale era quello di riunire “sotto lo stesso tetto” tutte le componenti delle cure primarie: i medici, le professioni sanitarie, le professioni del sociale, alcune figure di specialisti nel tentativo di realizzare quell’integrazione che avrebbe dovuto già caratterizzare il ruolo dei Distretti Socio Sanitari, ma che – nei 25 anni da quando sono stati varati – non si è espressa con l’efficacia che si sperava! Già nel 2021 la giunta regionale in un comunicato stampa affermava che “ i MMg ed i Pls (Pediatri di libera scelta) opereranno nelle Case della Comunità e non più solo nei loro studi privati”.

La realizzazione di questa idea si è rivelata più difficile del previsto sia perché si è acuita la carenza di MMg, sia perché fra parte pubblica e sindacati della Medicina generale si sono create “incomprensioni” non facilmente superabili.

I MMg – attraverso i loro rappresentanti sindacali – rimproverano al governo ed alle regioni una mancanza di chiarezza sul ruolo che dovrebbero svolgere all’interno delle Case della Comunità, ma dall’altro lato gli stessi sindacati hanno manifestato fin dal varo del progetto una forte resistenza al cambiamento ed all’ “ingresso” dei professionisti nelle Case della Comunità. Non si può dire che – al contrario di quello che avviene in molti paesi europei – i  MMg italiani vedano con favore il coinvolgimento in gruppi di lavoro con propri “pari” e con altre figure professionali: è un peccato perché questa soluzione potrebbe avere risvolti positivi per i pazienti, ma anche per gli stessi professionisti contribuendo a farli uscire da un isolamento che non può essere considerato ormai una modalità ideale di lavoro.

La CdC non può rinunciare ad un coinvolgimento dei MMg che vada al di là della copertura di alcune di ore di turno (tipo “guardia medica diurna”) perché si priverebbe della presenza di uno dei principali soggetti chiamati a garantire continuità, prossimità, visione generalista e integrazione dei percorsi.

È necessario allora che almeno a livello regionale (con gli accordi integrativi e nella speranza che prossimi ACN facilitino queste soluzioni) ci si adoperi per superare ostacoli che si debbono superare se non si vuole correre il rischio di perdere un’occasione storica per ridare forza a quelle “cure primarie” di cui molti parlano, ma che nei fatti non vengono valorizzate come sarebbe opportuno fare!

Valentino Moretti

Presidente NET/WORKsaluteFVG

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