Una chiesa gremita di fedeli, arrivati da diverse località del Friuli e anche da fuori regione, ha accompagnato martedì 11 agosto la solenne celebrazione eucaristica in onore di Santa Chiara d’Assisi, presieduta dall’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba, nell’Abbazia di Moggio Udinese accanto al monastero delle Clarisse.
La festa ha riunito attorno alla comunità monastica numerosi sacerdoti e fedeli, in una giornata che ha idealmente abbracciato la presenza delle Clarisse nel territorio friulano: a Moggio, infatti, si affianca la comunità di Borgo Faris, nei pressi di Attimis, legata alle origini del monastero moggese: due presenze diverse, ma accomunate dalla stessa vocazione contemplativa e da una storia che continua a parlare al territorio.
Accanto all’Arcivescovo, più di venti sacerdoti hanno concelebrato la Messa. Dietro le grate del presbiterio, le monache Clarisse hanno accompagnato la liturgia con il canto e la preghiera, nel giorno dedicato alla loro fondatrice e madre spirituale, la «pianticella di San Francesco».

L’Arcivescovo: «La vocazione monastica come fedeltà a Cristo»
Il centro dell’omelia di monsignor Lamba è stato il significato della vita consacrata e, in particolare, della stabilità monastica. Una scelta che, in una società caratterizzata da continui cambiamenti e dalla ricerca di nuove esperienze, può apparire quasi controcorrente: dedicare l’intera esistenza alla preghiera, alla comunità e allo stesso luogo.
L’Arcivescovo ha invitato a «guardare a questa scelta con lo stupore con cui un bambino accoglie un dono inatteso». Una vocazione che rimane in parte un mistero e che, proprio per questo, va accostata con rispetto e delicatezza. Richiamando San Paolo, monsignor Lamba ha ricordato anche «la fragilità dell’uomo, chiamato tuttavia a custodire un tesoro prezioso».
Nel ripercorrere il significato della vocazione claustrale, l’Arcivescovo ha quindi richiamato il tema della fedeltà, accostando la vita monastica alla dimensione sponsale. «Come nell’amore coniugale ci si affida reciprocamente per costruire insieme il proprio cammino, così nella consacrazione monastica è Cristo il riferimento di una fedeltà che conduce alla pienezza della gioia».

Le Clarisse, presenza viva e feconda
In questo orizzonte, San Francesco e Santa Chiara continuano a indicare una strada che rimanda continuamente al Signore e, attraverso di Lui, alla scoperta della paternità di Dio e della fraternità nella Chiesa. Una testimonianza che le Clarisse offrono innanzitutto attraverso la loro stessa presenza, anche nel silenzio della clausura, e che può diventare un richiamo per le nuove generazioni, per le famiglie e per l’intera comunità cristiana.
Al termine della celebrazione è intervenuto l’abate e parroco di Moggio Udinese, monsignor Lorenzo Caucig, che ha espresso la gratitudine della comunità alle Clarisse e all’Arcivescovo. Nel rivolgere gli auguri alle religiose e a quanti portano il nome di Chiara, ha sottolineato il valore della presenza del monastero nel territorio.
La comunità contemplativa, ha ricordato l’abate, rappresenta infatti un punto di riferimento per la vita spirituale di Moggio: una presenza discreta, ma capace di accompagnare con la preghiera il cammino della parrocchia e di tutta la comunità.

L’abbraccio alle monache di Moggio
Un significato particolare ha assunto anche la presenza di numerosi sacerdoti attorno al proprio Arcivescovo. In un periodo segnato dalla diminuzione delle vocazioni al ministero presbiterale, la concelebrazione di oltre venti sacerdoti è stata anche un segno concreto di fraternità e di vicinanza alle Clarisse, alle quali la comunità ha voluto rinnovare il proprio sostegno e la propria gratitudine.
La festa di Santa Chiara ha così riportato al centro una presenza antica della Chiesa di Moggio: quella di una comunità che, attraverso la preghiera, il silenzio e la vita fraterna, continua a testimoniare una scelta radicale e controcorrente, ma ancora capace di interrogare e parlare al mondo di oggi.
Bruno Temil















