Si chiama “Laudato Sie” ed è un blend rosso prodotto (in 5mila bottiglie) nella Fondazione Villa Russiz, sul Collio goriziano, che ha finalità sociali, per un destinatario importante, il Vaticano. Intanto, a Castel Gandolfo è stata piantumata la stessa vite nel Borgo Laudato Sì, voluto da Francesco, dove operano migranti, minorenni non accompagnati, dunque presto sarà pronta anche lì una produzione del vino.
Il vino (annata 2023) a collaborazione tra Fondazione e Vaticano è stata presentata proprio a Villa Russiz; il “Laudato Sie” made in Friuli-Venezia Giulia sarà il vino ufficiale della Santa Sede, in attesa dell’entrata in produzione della vigna di Borgo Laudato Sì, un progetto al quale hanno lavorato, oltre alla Fondazione, anche il cardinale Fabio Baggio, direttore generale del Centro di alta formazione Laudato Sì, la Regione Fvg, l’università di Udine e Banca 360. Al suo totale compimento, sarà un esempio di ecologia dal grande valore simbolico e culturale.
«Fondazione Villa Russiz ha punti di contatto molto forti con il Borgo Laudato Si’: entrambe si fondano su progetti sociali che vedono una parte agricola strumentale anche all’aiuto dei minori in difficoltà, con una attività formativa ed educativa funzionale alla loro emancipazione», ha sottolineato il presidente della Fondazione, Antonio Paoletti. «Oggi – ha detto il card. Fabio Baggio – inizia una attività che sarà una collaborazione lunga nel tempo. Il vino “Laudato Sie” viene a significare una prima produzione che ancora non è possibile al Borgo di Castel Gandolfo, ma che è possibile in Friuli-Venezia Giulia con questo gemellaggio».
«Fondazione Villa Russiz – ha ricordato Paoletti – è il frutto dell’amore tra la contessa Elvine Ritter de Zahony e il conte Theodor de la Tour che dal 1868 trasformarono la tenuta in un’eccellenza vinicola del Collio e in un punto di riferimento per l’assistenza ai minori. E l’attività di Casa Elvine testimonia questo amore portando avanti un’eredità di solidarietà e cura che vive ancora oggi».
La Regione Friuli Venezia Giulia e le sue eccellenze scientifiche e vitivinicole sono coinvolte nel grande progetto dell’ecologia integrale proposto dalla Sede Apostolica di così alto valore simbolico e culturale per cui si propone una riflessione. Per Stefano Zannier, assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, «la viticoltura e quindi l’agricoltura più in generale, rispetto ad altre attività, ha la necessità di garantire, oltre alla sostenibilità economica e ambientale, anche alcuni principi etici. Non possiamo guardare solo alle attività legate ai costi di produzione, ma abbiamo anche necessità di riuscire a garantire una sostenibilità».
La Vigna di Borgo Laudato si’ è una delle espressioni più concrete dell’ecologia integrale promossa da Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’. Nei Giardini Pontifici di Castel Gandolfo, il vigneto nasce come progetto agricolo, educativo e sociale che unisce innovazione, tradizione vitivinicola, sostenibilità. La coltivazione della vite diventa così occasione di formazione e riscatto, coinvolgendo rifugiati, migranti, giovani in difficoltà e persone con disabilità in percorsi di apprendimento e crescita professionale.
Inserita nel più ampio progetto di Borgo Laudato si’ che si estende per 55 ettari dedicati all’educazione all’ ecologia integrale, all’economia circolare e alla sostenibilità ambientale, la vigna interpreta il principio secondo cui la crisi ambientale e quella sociale sono inseparabili. Il vino che ne nascerà, oltre a esprimere un’elevata qualità enologica, racconterà una visione fondata sulla cura della casa comune, sul rispetto della natura e sulla dignità della persona.
Il vigneto Laudato si’, messo a dimora presso le Ville Pontificie nel 2024 e 2025 comprende sia varietà selezionate per la resistenza a patogeni che altre varietà rappresentative, coltivate assieme con tecniche sostenibili e rispettose dell’ambiente e del lavoro di chi collabora.














