Tutto è iniziato grazie al trisnonno Amadio. Era conosciutissimo nei mercati di Belluno: inconfondibili le botti e i mastelli realizzati dal “Pitaciu”, come era conosciuto quell’artigiano che periodicamente arrivava a piedi da Forni di Sopra, al tempo comune cadorino dove il falegname, nel 1830, aveva aperto la sua bottega artigiana da cui usciva anche qualche mobile, sedie, solai… Da allora la famiglia De Santa ha sempre avuto a che fare con il legno. E oggi Legnolandia – con i suoi tre stabilimenti a Forni di Sopra, Villa Santina e Sutrio – è un’azienda leader nella bioedilizia, nei parchi gioco e nell’arredo urbano.

«Sono cresciuto a pane e legno, materiale che da sempre ci scorre anche nelle vene», sintetizza Marino De Santa. Classe 1952, rappresenta la quinta generazione dei De Santa. Suo figlio Giovanni, nato nel 1984, con cui porta avanti l’azienda, è la sesta. «E adesso, forse, abbiamo già pronta per il futuro la settima generazione», sorride. Paolo, il nipotino, ha appena sei mesi. «Ha il nome di mio padre, che tutti chiamavano Paolino». Se lo vorrà, potrà essere lui a portare avanti la tradizione di famiglia. Come hanno fatto prima di lui i discendenti di Amadio, passandosi il testimone l’uno con l’altro.
«Ho sempre vissuto con le mani nella segatura – racconta Marino –, allo stesso modo in cui, fin da bambino, ho visto fare da mio nonno e mio padre, “respirando” ogni giorno l’attività. Così quando sono entrato in azienda, attorno ai 18/20 anni, la conoscevo già nella sua interezza: dall’amministrazione al dipendente appena arrivato e a tutti i tipi di attività che qui dentro si svolgevano…». E in maniera del tutto naturale ha raccolto l’eredità di una storia – di quasi 200 anni – fin dal principio connotata dalla grande voglia di sperimentare, di non fermarsi, di guardare sempre avanti. La chiama “fortuna”, Marino. «Grazie ai miei antenati il pallino dell’innovazione, del non accontentarsi, ma portare sempre delle migliorie in azienda, è ormai parte del nostro Dna», dice. Quell’osare, «senza strafare», tiene a precisare – che ha accomunato nel tempi i De Santa – è stato “scuola” per tutti. «Mio nonno Giovanni, che ha gestito l’impresa dagli inizi del ‘900 fino agli ’40, nel 1923 aveva messo in piedi una piccola produzione di energia elettrica per alimentare un macchinario acquistato in Veneto. È stata una delle prime centraline in Carnia, con derivazione dell’acqua dal Tagliamento».

Poi è arrivato Paolino che ha avviato la segheria e realizzato un essiccatoio, il primo di tutta l’area montana. E la svolta industriale, trasformando Legnolandia da realtà artigiana a piccola industria, è arrivata negli anni ’80, con l’avvio della produzione specializzata di edifici in legno, arredo da giardino e parchi gioco. «La sola attività di segheria non offriva più marginalità e abbiamo iniziato a diversificare, fornendo al mercato prodotti finiti». Una scelta che ha portato il nome dell’azienda carnica in mezzo mondo. «Siamo stati tra i primi in Italia ad entrare in questo nuovo settore e lo abbiamo fatto con convinzione. Ciò ha consentito di sviluppare ulteriormente nuove attività, sempre legate al legno: case, grandi strutture come palestre e palazzetti dello sport, fino a costruzioni multipiano».

Un successo imprenditoriale – con i prodotti marchiati dall’azienda carnica presenti attualmente in tutta Europa, Medio Oriente e Nord Africa – non scontato. Che ha dovuto fare i conti – e continua a farlo – con le difficoltà del fare imprenditoria in montagna. «Abbiamo sempre avuto le radici ben attaccate nella nostra terra e non siamo mai stati attratti dal desiderio di spostarci in luoghi più comodi. Un montanaro sa benissimo che il terreno che ha davanti non è piatto e che non può affidarsi alla sorte, ma deve organizzarsi per tempo sia per affrontare le salite, sia per decidere la capienza del sacco che vuole portare sulle spalle». Parla di valore aggiunto Marino, non di ostacoli. «Per noi rimanere nel luogo in cui siamo nati, avendone cura, cercando un equilibrio continuo tra l’attività industriale e il rispetto per l’ambiente, è comunque qualcosa che ci ripaga di tutte le difficoltà». E la consapevolezza che il valore delle imprese non siano le macchine, ma l’essere umano, è un’altra fondamentale componente che non ha mai fatto pentire i De Santa volutamente rimasti nella loro Carnia. «I macchinari li compri e li vendi, ma gli uomini sono altro: entrano tra noi e diventano collaboratori fidati, credono nel lavoro e comprendono l’importanza delle imprese nelle piccole realtà di montagna».
Non è un caso se nel 2012 l’azienda sia stata inserita nel prestigioso elenco delle “Imprese storiche d’Italia”, voluto dal Presidente della Repubblica. E che per ben due volte a Legnolandia sia stata assegnata la “Bandiera verde” di Legambiente che ha premiato l’impegno nel produrre arredi e strutture in legno a “chilometro zero” ed emissioni ridotte, valorizzando il patrimonio boschivo locale («Oggi purtroppo il legname è quasi del tutto avviato nei mercati di Slovenia e Austria, partendo dall’Alto Friuli allo stato grezzo, in un momento in cui il comparto del legno strutturale è in grande tensione», spiega Marino), principi valorizzati anche di recente da Confindustria Udine che ha assegnato ai De Santa il prestigioso riconoscimento per l’etica, la sostenibilità e il valore sociale.
«Tutto ciò ci riempie il cuore e ci indica che siamo sulla strada giusta», ammette Marino, restio però – come ha sottolineato più volte – a trasformare in motivo di vanto i prestigiosi riconoscimenti. «Per noi la cosa più importante è lavorare a fianco dei nostri collaboratori, rispettando ciò che abbiamo attorno e amando la nostra terra». Dimostrandolo giorno dopo giorno nelle scelte. Una convinzione che dal trisnonno Amadio “Pitaciu” in poi, ha connotato per quasi due secoli il “fare” dei De Santa. Che ora guardano all’ultimo arrivato in famiglia, augurandosi che nel trovare la propria strada possa anche lui provare quanto è piacevole il profumo del legno che al mattino avvolge papà e nonno quando aprono le porte dell’azienda.
Monika Pascolo














