L’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV è, come è tipico di questi testi, un mix di riferimenti a testi magisteriali precedenti e stimoli che derivano dalla riflessione dei tempi correnti. Se il primo riferimento è infatti alla Rerum novarum nel 135° della sua pubblicazione, e dunque alla dottrina sociale della Chiesa, una parte consistente della lettera è invece dedicata alla pace, alla guerra, al controllo umano delle armi, temi che occupano quasi per intero il capitolo V “La cultura della potenza e la civiltà dell’amore”. Qui i rinvii, non sorprendentemente, sono a Paolo VI (1963-78), alla Guerra fredda, allo scontro tra i grandi blocchi nell’età della deterrenza nucleare.
Leone ne parla in termini che possono sembrare ambivalenti. Da un lato quell’epoca segnò un salto di qualità nel ruolo della guerra nel processo di civilizzazione, perché per la prima volta l’umanità aveva a disposizione un’arma, quella sperimentata a Hiroshima e Nagasaki, in grado di annientare la vita umana sul pianeta. D’altra parte, dopo il 1945 si affermò, almeno idealmente, l’idea della guerra come extrema ratio, limitata dal diritto internazionale e inserita in un ordine che aveva nella pace il proprio obiettivo.
Oggi invece, scrive il Papa, assistiamo alla «riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale». Si sta espandendo una nuova «cultura della potenza» che impiega a fondo la rivoluzione digitale «che sta modificando la grammatica del conflitto». Questa «moderna Babele» non è tuttavia solo frutto della tecnologia – e qui sta un passaggio importante, molto ‘politico’, dell’enciclica – ma anche lo «scontro a distanza tra imperialismi contrapposti».
È impossibile non leggere in questa riflessione la costernazione del Papa per le guerre in corso, dal conflitto russo-ucraino, alle operazioni militari di Israele contro Hamas e Hezbollah, al conflitto USA-Iran, appena deflagrato quando uscì l’enciclica e che oggi sembra avvitarsi sempre più. Un mondo che rispetto all’età di papa Montini ha perso punti di riferimento, che vede nel ruolo di superpotenza un Paese la cui cultura politica è lontana dall’Occidente, nel quale potenze ormai regionali (la Russia) dispongono però dell’atomica e nuovi soggetti (l’Unione Europea) stentano ad assumersi responsabilità globali.

Cosa bisogna fare per uscire da questa strada apparentemente senza uscita? Individualmente, non bisogna rassegnarsi all’idea della «guerra ineluttabile»: la pace non è una speranza ingenua, è sempre possibile. È questo, scrive il Papa, il vero realismo, non l’idea che la guerra sia una componente incancellabile della natura umana.
Sul piano internazionale, quali sono i nemici da abbattere per affermare la «civiltà dell’amore»? Prevost ne elenca tre: estremismi religiosi, fanatismi identitari e un economicismo irrazionale. L’uno assieme all’altro possono condurre a guerre ancora più devastanti di un tempo. Al multilateralismo, cioè alla cooperazione internazionale che si poggia ad organismi o trattati internazionali, si è sostituito un «multipolarismo disordinato e conflittuale», cioè gli imperialismi contrapposti di cui sopra.
Su questo tema Leone XIV si sofferma in modo non rituale. In primo luogo, la cooperazione tra gli Stati per evitare i conflitti non può essere lasciata alla diplomazia o alla buona volontà, deve essere bensì calata in regole internazionali e istituzioni reali. Non, tuttavia, quelle esistenti, come l’ONU, che necessitano di «riforme profonde». Soprattutto – e qui sta una delle riflessioni sostanziali di Magnifica Humanitas – il nuovo multilateralismo deve essere informato ad una diversa e più sostanziale antropologia politica, un’etica delle relazioni nelle quali l’altro non è un nemico ma qualcuno con il quale dobbiamo condividere la «Casa comune», che non può essere retta dagli interessi dei più forti.
Lungi dall’essere un richiamo utopistico ad un Uomo che non esiste, Magnifica Humanitas disegna una strada non facile, ma razionale e operativa per provare ad uscire dalla morsa del Leviatano.
Andrea Zannini
Docente di Storia moderna, Università di Udine














