“Fruçums d’amòr” durante la Grande Guerra, ovvero le “briciole d’amore” delle portatrici carniche, ma anche di una figura poco conosciuta come quella di don Floriano Dorotea. È quanto porta in scena lo spettacolo intitolato proprio “Fruçums d’amòr” su testo e regia di Giovanna Straulino, allestito dalla Compagnia teatrale parrocchiale di Sturio. Un lavoro corale con ben cinquanta interpreti in scena – tra adulti e bambini – che, dopo il debutto dell’autunno scorso in Carnia (a Paluzza e a Tolmezzo) sabato 16 maggio verrà rappresentato nel Teatro Garzoni di Tricesimo, alle ore 20.30.
«Ho scelto di chiamare questo spettacolo “Fruçums d’amòr” – spiega Straulino – perché è un titolo che rappresenta bene quanto durante la Prima guerra mondiale le donne sono state capaci di fare per la drammatica condizione in cui vivevano i loro uomini, in guerra sulle nostre montagne. Senza di loro avremmo avuto perdite ancora più drammatiche. Queste donne – prosegue Straulino – con le loro gerle e sfidando il rischio di essere colpite dai cecchini austriaci (come capitò ad una di esse, Maria Plozner Mentil, poi decorata al valore) portavano sui monti vestiario, cibo, tovaglie, lettere, conforto per questi giovani abbandonati sul fronte alpino, a combattere con un nemico che poi tanto nemico non era: molti degli uomini di Paluzza, Timau, Cleulis, infatti, prima della Guerra andavano a lavorare a Mauthen o in altri paesi vicini dell’Austria, per cui si trovarono a combattere contro loro colleghi e talvolta datori di lavoro. Per questo spesso capitò che fraternizzassero con loro».
Se la vicenda delle “portatrici” è ben nota e studiata, meno conosciuta è la figura di don Floriano Dorotea. Originario di Sutrio…
L’articolo completo su La Vita Cattolica di mercoledì 13 maggio.














