È una delle testimonianze più importanti e preziose dell’arte lignea medievale in Friuli eppure per cinquant’anni è rimasto dimenticato da tutti e in stato di totale abbandono. Si tratta del grande crocifisso, di 2 metri e 30 di altezza, risalente alla fine del XII secolo, ritrovato nel 2022 nella cappella funeraria del cimitero maggiore di Cividale. Il rinvenimento è avvenuto quando il Comune di Cividale, nell’ambito dei lavori di sistemazione del cimitero, ha riaperto per la prima volta dopo decenni la piccola cappellina, costruita assieme al cimitero stesso tra il 1889 e il 1894 su progetto di Raimondo D’Aronco, ma molto probabilmente fin dall’inizio rimasta praticamente inutilizzata. Ora, dopo le prime indagini condotte sul manufatto – realizzate anche nei laboratori di Elettra Sincrotrone di Trieste – l’opera sarà presentata martedì 28 aprile, nel Monastero di Santa Maria in Valle: una giornata-evento che si aprirà alle ore 10 con un Seminario e si concluderà, alle ore 18, con l’esposizione al pubblico dell’opera nella sala refettorio del Monastero, dove rimarrà in mostra fino al 28 giugno, diventando pertanto la protagonista del 15° anniversario dell’ingresso nell’Unesco dei beni longobardi nazionali (l’opera sarà visibile tutti i giorni dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 18, l’ingresso è compreso nel biglietto d’accesso al Monastero/Tempietto Longobardo).
L’organizzazione è del Comune di Cividale, proprietario dell’opera, col sostegno economico della Regione Friuli-Venezia Giulia e la curatela scientifica di Luca Mor.
Per cinquant’anni dimenticato nella cappella del cimitero
È stato proprio Mor a ricostruire le peripezie di questa preziosa scultura. Lo studioso, tramite ricerche di cui darà conto nel corso del Seminario, ha infatti appurato che la scultura sarebbe arrivata nella cappella del nuovo cimitero negli anni ‘30 dall’ex cappella del SS. Crocifisso, nel vecchio cimitero di Cividale. Questo sacro edificio – abbattuto negli anni ‘50 del ‘900 – venne eretto nella seconda metà del ‘700, dopo la demolizione, avvenuta nel 1772, della chiesa di Santo Stefano in Pertica. Era questa la più antica chiesa di Cividale, fondata in epoca altomedievale, edificio di grande prestigio, sede di un capitolo e, dal 1526, anche della fraternita del Santissimo Crocifisso. Su questa base Mor ritiene che proprio Santo Stefano in Pertica fosse la collocazione originaria del Crocifisso ligneo.
Ma com’è stato possibile che, una volta arrivata nel nuovo cimitero di Cividale, un’opera così importante sia finita nel dimenticatoio? La collocazione della cappella funeraria alla sommità di due ripide scale, spiega Mor, ha molto probabilmente reso da subito scomodo il trasporto delle bare. Di qui l’inutilizzo della cappella per oltre cinquant’anni e lo stato di abbandono che ha coinvolto anche il crocifisso.
Proprio in virtù di questa vicenda, l’opera finora era sconosciuta agli storici dell’arte. Mor è stato il primo a farne una pubblicazione, uscita nel 2024 sul Bollettino dei Musei civici di Bologna.
Cristo vivo
La scultura, nota lo studioso, «ritrae il Cristo vivo, caratterizzato dallo sguardo malinconico verso destra e da un moderato movimento degli arti», «l’intaglio è concepito ad altorilievo. Lo schema complessivo della figura echeggia modelli tardo antichi della Germania del sud che, seppure con accenti diversi e contaminazioni regionali, furono tradotti nell’area tra Salisburghese, Tirolo storico, Stiria, Carniola, Friuli e Istria almeno fino ai primi decenni del Duecento». Altri due esempi illustri di crocifissi di questo genere sono quelli della cappella Bresciani a Cervignano e quello del Duomo di Cividale. «Avere tre opere così in Friuli rappresenta veramente un “unicum”», afferma Mor.
Il crocifisso, dunque, si trova in condizioni precarie visto l’abbandono patito per tanti decenni. Inoltre nei secoli è stato sottoposto a numerose ridipinture, segno anche della devozione di cui è stato oggetto. Al ‘700 parrebbero risalire l’aureola traforata e la corona di spine in corda intrecciata. La croce è più antica, anche se non è stata ancora datata.
Il seminario di martedì 28 aprile sarà l’occasione per ripercorrere la storia del crocifisso e delle indagini finora condotte, compresa quella al Sincrotrone, che ha evidenziato materiali (le braccia sono in salice, il tronco in noce) e condizioni dell’opera. «Saranno necessari – conclude Mor – ulteriori approfondimenti ad integrazione di quanto emerso. Ma ciò sarà possibile solo con l’avvio dei lavori di restauro, che al momento non sono in calendario e che potranno essere avviati quando il Comune avrà reperito i finanziamenti tramite un’operazione di crowdfunding (raccolta fondi) per la quale si confida anche nell’aiuto della Regione Fvg. L’intervento di restauro sarà complesso, delicato ed anche lungo, in virtù dell’eccezionale importanza di quest’opera».













