Il Friuli sta per fermarsi di nuovo, come afferma il nostro direttore nel suo editoriale. Non lo farà un giorno solo, ma in diverse occasioni in cui, nell’area pedemontana e collinare, si rinnoveranno quei ringraziamenti e quei legami instauratisi nei mesi dopo il terremoto. Il Friuli allarga le sue braccia, come un crocifisso poi risorto, per rinnovare quel fraterno abbraccio con chi cinquant’anni fa venne ad aiutare le popolazioni frustate dall’Orcolat. «Il Friûl al ringracie e nol dismentee» nemmeno dopo mezzo secolo. Un tempo lunghissimo. Eppure, delle 67 diocesi allora gemellate con altrettante comunità della pedemontana udinese – cui si aggiungono 14 affratellate con le comunità sorelle della Diocesi di Concordia-Pordenone – ben 32 saranno presenti a Gemona il 3 maggio di quest’anno, per incontrare nuovamente i paesi friulani che aiutarono a rinascere.
L’Arcivescovo: «Abbracciare chi ci aiutò. La Messa? Il modo più consono di essere in comunione»
«L’aiuto della Chiesa italiana si è rivelato fondamentale per ripartire dopo il terremoto. Anche per questo domenica 3 maggio avremo la gioia di abbracciare chi ci diede una mano a rimetterci in piedi dopo il sisma». Sono le parole con cui l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba rinnova l’invito a partecipare alla Santa Messa di Gemona. Una celebrazione la cui partecipazione non è semplice, date le importanti misure di sicurezza messe in atto dalla questura. Ma il gioco vale la candela, come ricorda ancora mons. Lamba: «La partecipazione alla Messa è il modo più consono per ringraziare e rinnovare la comunione nel popolo»
«Quando ero a Roma – ha ricordato l’Arcivescovo – conoscevo persone che all’epoca del sisma erano ventenni e vennero ad aiutare le popolazioni terremotate. Mi è capitato di recente di incontrare alcuni amici di un tempo e devo dire che portarli a vedere il Friuli ricostruito è un’emozione forte sia per loro, che per i friulani. Fu una scuola di impegno civile che segnò in positivo la vita di molti volontari».
Mons. Lamba accoglierà il cardinale Zuppi all’incontro con i giovani, al Santuario di Sant’Antonio di Gemona. «Ai piu giovani il ricordo del terremoto è stato tramandato dai genitori e dai nonni. Con loro possiamo avviare percorsi che diano prospettiva e profondità alla costruzione della Chiesa e della comunità civile. Solo con la solidarietà possiamo ricucire le ferite della società, compresi i conflitti».

La Messa alla caserma Goi-Pantanali: ecco chi ci sarà
L’appuntamento principale sarà la grande Santa Messa delle ore 16 di domenica 3 maggio, presieduta dal Presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi. I numeri della celebrazione fanno intuire la portata dell’evento: circa 200 elementi nel coro, un’orchestra con 30 strumentisti. Saranno 200 i sacerdoti concelebranti sul palco della “Goi”, dinanzi a migliaia di persone. 19 i vescovi presenti, compresi due cardinali (Matteo Zuppi e Giuseppe Betori, arcivescovo emerito di Firenze) e due presuli provenienti da Lubiana (mons. Zore) e Gurk-Klagenfurt (mons. Marketz). Tra gli italiani, a Gemona ci saranno i Vescovi Erio Castellucci (Carpi), Ovidio Vezzoli (Fidenza), Stefano Manetti (Fiesole), Enrico Solmi (Parma) e il Vescovo eletto di Faenza, Michele Morandi. Nutrita la delegazione di Vescovi del Nord-est, con in testa il Patriarca Francesco Moraglia (Venezia), Carlo Redaelli (Gorizia), Giuseppe Pellegrini (Concordia-Pordenone), Lauro Tisi (Trento), Michele Tomasi (Treviso), Enrico Trevisi (Trieste), Giuliano Brugnotto (Vicenza) e Riccardo Battocchio (Vittorio Veneto). Oltre, ovviamente, a mons. Riccardo Lamba e mons. Andrea Bruno Mazzocato.
Ancora aperte le registrazioni alla Messa
Mentre è ancora possibile prenotare il proprio posto per partecipare alla Messa tramite piattaforma TicketOne, gli organizzatori avvisano che sarà possibile registrarsi anche il giorno stesso presso un apposito “punto registrazione” allestito in prossimità dell’ingresso del pubblico nell’area della caserma Goi-Pantanali, in via Armentaressa.
G.L.














