Quando leggiamo la scrittura, in particolare i vangeli, siamo giustamente abituati a sapere “come va a finire” la storia, la vicenda, perché noi cristiani conosciamo la vita di Gesù. In particolare nella Settimana Santa il racconto si fa vivido e quasi carnale così che ci sentiamo presenti nelle varie scene che giorno dopo giorno contempliamo. Riflettendo su questo aspetto, alcuni gesti che compie Gesù sono così delicati e intimi che anche quando vissuti nelle nostre parrocchie riescono a trasmettere tutta la forza della fede. Tra questi mi è particolarmente caro il gesto della lavanda dei piedi del Giovedì Santo. Quando il sacerdote si toglie la casula e si cinge il grembiule e nel silenzio dell’assemblea riunita inizia il rito della lavanda davvero sembra di essere con Gesù nel cenacolo. Se proviamo a pensare ai discepoli riuniti, che non sapevano ciò che avrebbe fatto il Maestro, possiamo immaginare quanto sia stato sconvolgente e straordinario per loro quel momento.
Fin da quando sono cappellano in carcere a Udine ho voluto fortemente che almeno il giovedì della Settimana Santa si potesse celebrare la Messa in Coena Domini perché in quel contesto questo gesto è davvero dirompente. Spesso le persone detenute non sanno di cosa si tratti e dunque rimangono sconcertate che il cappellano, dopo aver letto e spiegato il vangelo di quel giorno, poi concretamente lo metta in pratica, chinandosi e lavando e baciando i loro piedi, quando loro certamente non si sono “preparati” come fanno invece le mamme dei bambini di Prima Comunione!
Come i discepoli rimasero stupiti da questo gesto, così i ragazzi in carcere – soprattutto in un istituto come quello di Udine, dove il ricambio di detenuti è molto frequente ed essi non restano presenti da un anno all’altro – rimangono silenziosamente in un clima di preghiera umile e semplice. E lì davvero, come nel cenacolo, non c’è nessun osservatore esterno; nessun altro fedele se non l’agente preposto alla sorveglianza che a suo modo, come i soldati durante la crocifissione, è spettatore che svolge il suo lavoro, ma in qualche modo anche potenziale testimone della fede che passa attraverso questo gesto così sconvolgente.
Vivere la lavanda dei piedi in questo clima è davvero un momento di preghiera sincero e schietto, che porta dritto al cuore degli insegnamenti di Gesù. Condividerlo in questa rubrica è donarlo come segno di fede in questi tempi forse poco inclini all’umiltà, ma con la speranza che Gesù dona nella sua Pasqua.
Lorenzo Durandetto
Cappellano Casa Circondariale di Udine











