Udine, 16/06/1976
Caro diario,
mi chiamo Enrica Fattori e ho ventinove anni, il sei maggio mi trovavo a casa mia con i miei figli uno di due anni e l’altra di sei e c’è stata una scossa fortissima, l’ho capito perché abbiamo sentito un rumore molto forte e forti vibrazioni, allora siamo usciti tutti in cortile non pensando che fosse il terremoto. Quando l’ho capito io e mio marito Sergio siamo rientrati in casa a vedere se c’erano stati danni, mentre abbiamo affidato i nostri figli alla loro zia. Per fortuna non c’erano danni per noi, ma ci siamo spaventati molto.
In quei momenti mi sentivo impaurita e ansiosa, ma non potevo mostrarlo ai miei figli. E’ per questo che ho scritto a te, perché ho avuto bisogno di aiuto in quel momento buio.
Quando siamo tornati fuori sono andata a vedere se i miei vicini stavano bene. Quando sono ritornata dai miei figli, gli ho raccontato che in casa ho visto i lampadari che oscillavano e in strada i pali della luce si muovevano da destra a sinistra, ma Gabriele e Susanna (è così che si chiamano i miei figli) non si rendevano conto del pericolo, è stato allora che mia mamma Cesarina aveva detto che non era spaventata, ma ansiosa.
Fin dall’inizio del terremoto ci eravamo accordati di stare sempre attenti. Andavamo a dormire con i vestiti nel caso la scossa arrivasse di notte e si viveva con angoscia e tensione emotiva, si dormiva poco perché avevamo tutti ansia e paura che la situazione peggiorasse.
Purtroppo non ho potuto aiutare a ricostruire le abitazioni crollate perché dovevo badare ai miei due figli, mentre mio marito era a lavorare, ma avrei voluto.
Vorrei dire ai miei figli quando saranno grandi e ai miei futuri nipoti di metterci impegno a formare le nuove generazioni, affinché siano preparate nei casi di emergenza per le calamità naturali, spero che in futuro vengano costruite solo costruzioni antisismiche.
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