Nel mio ruolo di Presidente di Federazione prima e del CONI regionale ora, ho avuto ed ho privilegio di incontrare ogni giorno atleti straordinari, capaci di sacrifici immensi e di traguardi che riempiono d’orgoglio l’intero Paese. Eppure, dietro ogni medaglia, dietro ogni record, dietro ogni lacrima sul podio, c’è una realtà spesso silenziosa ma determinante: la famiglia. Il valore della famiglia per un atleta olimpico non è un elemento accessorio, ma una radice profonda, un sostegno costante, una bussola morale.
Lo sport di alto livello è un percorso esigente. Richiede disciplina quotidiana, rinunce, trasferte prolungate, pressioni psicologiche che pochi possono comprendere fino in fondo. In questo cammino, la famiglia rappresenta il primo luogo in cui nasce il sogno. È tra le mura domestiche che molti campioni imparano il rispetto delle regole, la gestione delle sconfitte, la gioia della condivisione. È lì che si forma il carattere.
La famiglia è il primo allenatore invisibile. Non insegna schemi tattici o gesti tecnici, ma trasmette valori fondamentali: il senso del dovere, l’umiltà, la capacità di rialzarsi dopo una caduta. Quando un giovane atleta attraversa momenti difficili – un infortunio, una mancata convocazione, una gara andata male – è spesso il calore familiare a impedire che la delusione si trasformi in resa. La famiglia ricorda all’atleta che il suo valore non coincide con un risultato.
In ambito olimpico, dove l’eccellenza è la norma e la competizione è globale, la stabilità emotiva è un fattore decisivo. Un atleta che sa di poter contare su affetti solidi affronta la pressione con maggiore equilibrio. La famiglia diventa un porto sicuro, un luogo in cui non esistono classifiche ma relazioni autentiche. Questo equilibrio si riflette anche nella performance: serenità e fiducia sono alleate della prestazione.
Non dobbiamo dimenticare il sacrificio che le famiglie stesse compiono. Accompagnano i figli agli allenamenti, sostengono spese, organizzano la vita quotidiana intorno agli impegni sportivi. Condividono orari, tensioni, attese. Spesso rinunciano a momenti insieme per permettere a un sogno di crescere. La medaglia olimpica, quando arriva, appartiene anche a loro.
Quando vediamo la bandiera salire e ascoltiamo l’inno, celebriamo un trionfo sportivo, ma anche una storia collettiva fatta di affetti, sacrifici e sostegno reciproco. Ogni atleta porta con sé l’abbraccio dei propri cari, la forza delle proprie radici, l’educazione ricevuta.
Come istituzione sportiva abbiamo il dovere di riconoscere e valorizzare questo patrimonio umano. Promuovere politiche che favoriscano l’equilibrio tra carriera sportiva e vita personale significa rafforzare l’intero sistema. Dobbiamo sostenere percorsi duali, accompagnare gli atleti nello studio e nel lavoro, offrire supporto psicologico e strumenti che coinvolgano anche le famiglie. Lo sport non può essere una parentesi isolata dalla vita: deve integrarsi armoniosamente con essa.
Dietro una medaglia c’è sempre una storia da raccontare e molto spesso questa storia è custodita negli album di famiglia.
Andrea Marcon
presidente del Coni FVG














