A 50 anni dal terremoto del Friuli che sconvolse profondamente un intero territorio e la sua storia, non va dimenticato il ruolo pregnante dell’allora arcivescovo dell’Arcidiocesi di Udine, mons. Alfredo Battisti. Egli seppe subito guidare spiritualmente e materialmente un popolo verso la rinascita coniando uno slogan significativo del suo operato «Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese».
Giovedì 10 giugno alle ore 18, nella Biblioteca del Seminario arcivescovile di Udine (ingresso da viale Ungheria 18 o via Ellero 3), Ivan Portelli, presidente dell’Istituto di Storia sociale e religiosa di Gorizia, nel celebrare questa figura metterà in luce la posizione pubblica assunta dal prelato e dalla Chiesa friulana davanti alla tragedia del terremoto. La vicinanza alla popolazione, il dialogo con le autorità politiche, la volontà di avviare al più presto una ricostruzione che partisse dalle comunità e che le vedesse come protagoniste sono i temi che verranno affrontati.
Battisti, figura di riferimento, si fece inoltre interprete delle istanze che arrivavano da diversi settori del clero e del mondo cattolico friulano, in un periodo storico caratterizzato dalle innovazioni avviate nel contesto della Chiesa dal Concilio Vaticano II.
Sul suo ruolo nella ricostruzione post-sismica sono presenti alcuni articoli nella pubblicazione che La Vita Cattolica ha dedicato al 50° anniversario del terremoto.














