«Ormai a casa non torna spesso, ma appena rientra va subito a trovare i nonni e si ferma un po’ da loro. Ci tiene ad ascoltare i consigli, i commenti…». È così Jonathan Milan, il 25enne campionissimo di Buja che in sella alla bicicletta ha già messo in bacheca un titolo di campione olimpico nell’inseguimento a squadre ai Giochi di Tokyo 2021, oltre ad un bronzo alla sua seconda apparizione olimpica, ai Giochi di Parigi 2024, sempre nella medesima specialità. E poi, ci sono le medaglie mondiali, due ori, quattro argenti e due bronzi, e altre tre medaglie d’oro, due d’argento e due di bronzo agli Europei su pista.
Nel 2023 è per la prima volta al Giro d’Italia dove vince una tappa e la maglia ciclamino della classifica a punti della corsa (anche grazie a quattro secondi posti), che sarà nuovamente sua anche nel 2024, con tre tappe vinte e quattro secondi posti. E al Tour 2025 è sua la maglia verde che premia il leader della classifica a punti. Ora, con i colori del team Lidl-Trek (che veste dal 2024) sta correndo il Giro d’Italia numero 109 che, sabato 30 maggio, arriverà in Friuli per la frazione Gemona-Piancavallo, quella che celebra il 50° anniversario del terremoto.
Un’attesa raccontata da papà Flavio, un passato da ciclista professionista – lo è pure il fratello di Jonathan, Matteo, 23 anni – e una carriera che ha portato anche la vittoria ad un campionato italiano. «È passato tanto tempo – commenta –; era il periodo di Simoni e Pantani, mio coetaneo; quest’esperienza non è andata come avevo programmato a causa di un incidente, ma tutto sommato posso ritenermi soddisfatto». Insomma, dare il meglio, accettando comunque quello che la vita mette davanti, è parte dei valori che in “casa Milan” hanno sempre accompagnato la crescita dei figli. Jonathan, nonostante i risultati sportivi che lo hanno proiettato nell’olimpo del ciclismo mondiale, assicura papà Flavio, «è sempre rimasto una persona semplice, umile, senza grilli per la testa.

Per lui la famiglia è sempre stata al primo posto e ci tiene tanto oltre che ai nonni, anche agli zii e a tutti i parenti, oltre che alla comunità bujese a cui è molto affezionato».
E non appena torna a casa, dopo l’immancabile “tappa” dai nonni, eccolo salire sulla sua vespa d’epoca. «È una sua grande passione e in maniera del tutto tranquilla va a farsi un giretto per il paese». Ovviamente – anche nelle pause in famiglia – resta l’impegno degli allenamenti. «Mediamente pedala 150 chilometri al giorno, tra l’area collinare e montana, ma può capitare di pedalare fino a Gorizia o nel Pordenonese».
E quando non è a casa, la famiglia resta per lui “un approdo” fondamentale. Anche quando le cose non vanno come immaginate. «Il Giro non sta andando come sperava ed è pure caduto. Le volate non sono mai facili. Fino ad ora la fortuna non è stata dalla sua parte, ma prima o poi la ruota gira e se le soddisfazioni per lui non arrivano da questo Giro, pazienza. L’importante è che stia tranquillo». Che è ciò che i genitori gli ripetono ogni giorno. «Lo sentiamo, magari per pochi minuti, tutte le sere. Ci chiama per un saluto e per sapere come stiamo». E quando le cose proprio non girano, Jonathan si confida via telefono con la sua “psicologa personale”. «È mia moglie – sorride –; li sento che se la raccontano… Lei sa come prenderlo, sa dire le parole giuste per farlo ripartire meglio di prima…».
Intanto ci si organizza per accoglierlo al meglio, sabato 30, al suo arrivo in Friuli con la Carovana rosa. «A Buja i suoi amici hanno già in cantiere alcune sorprese», svela Flavio. E sarà festa lungo tutto il tragitto. Ad applaudirlo dal vivo, dopo tre settimane a patire davanti alla tv, ci sarà anche nonna Marcella. «Io ed Elena guardiamo insieme a mia suocera le tappe in cui Jonathan può fare la volata. Ma lei si emoziona talmente che chiude sempre gli occhi prima dell’arrivo».
Monika Pascolo














