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25° di San Scrosoppi. Suor Irmarosa: «A Roma 25 anni fa il Friuli c’era, eccome»

«Fu un momento straordinario. Piazza San Pietro era gremita. C’erano l’Arcivescovo, molte autorità, gente comune. Il Friuli era presente, eccome. Ed è stato presente non solo in quella celebrazione, ma anche in seguito. Per fare solo un esempio, in tutto il Friuli si organizzò la “Settimana della carità”».
Oggi in servizio nella Casa delle Suore della Provvidenza di Orzano, suor Irmarosa Villotti all’epoca della canonizzazione di San Luigi Scrosoppi era superiora generale della Congregazione a Roma e ricorda con commozione quel 10 giugno 2001 in cui padre Luigi fu dichiarato Santo. «Già allora il legame con Orzano era fortissimo – testimonia –. E ancora oggi qui si considera padre Luigi il Santo “di casa propria”. Lo si ricorda a pregare sulla porta della chiesa, in attesa che fosse aperta, seduto con la gente del villaggio per conoscere le loro vite o a lavorare assieme ai contadini nei campi… Una grande icona di San Scrosoppi si trova all’entrata del paese. Orzano ospita poi un mosaico, la statua e soprattutto la tomba di padre Luigi, seppur non custodendo più le sue spoglie».
Proprio ad Orzano, nel 25° della canonizzazione, avranno luogo diverse celebrazioni di preghiera e ricordo, a partire da domenica 7 giugno 2026 quando l’urna contenente i resti mortali di San Luigi, attualmente conservata nella chiesa di San Gaetano in via Scrosoppi a Udine, farà ritorno nel paese in cui il santo morì (il programma) per poi fare ritorno a Udine mercoledì 10, in tempo per la solenne celebrazione in Cattedrale, presieduta dall’Arcivescovo, alle 19.

Come nacque questo rapporto speciale con Orzano?
«Quando padre Scrosoppi arrivò a Orzano esisteva già a Udine la Casa delle derelitte, che accoglieva le fanciulle orfane abbandonate che vagavano nella città e avevano bisogno di un luogo e di sostegno. Vi lavorava il fratello, padre Claudio Scrosoppi, ma fu con padre Luigi che l’accoglienza della casa si estese in modo straordinario fino a raggiungere – tra le alunne accolte e quelle esterne – circa 200 bambine al giorno. Qui le ragazze imparavano a scrivere, a leggere, a far di conto, oltre al mestiere della sarta per potersi poi guadagnare onestamente la vita. Padre Luigi viaggiava per tutto il Friuli con il suo carretto per cercare delle risorse per la Casa. Ma non si accontentò di chiedere l’elemosina. Passando per Orzano vide un grande terreno e, assieme al fratello, decise di vendere i propri beni paterni per acquistarlo, così da poter dare sostentamento alle bambine».

Nacque così anche la casa di Orzano?

«Sì, a Orzano furono poi anche portate le ragazze più gracili perché potessero riprendere le forze e il coraggio e istruire anche le bambine del paese. Con il villaggio si creò da subito un legame fortissimo».

Per questo padre Luigi volle essere sepolto lì?
«La gente di Orzano gli chiedeva continuamente: “Rimani con noi, non andare a Udine”, e lui rispondeva: “Dopo la mia morte resterò sempre con voi”. Per questo alla morte di padre Luigi nessuno ha avuto dubbi su dove seppellirlo. Lui stesso aveva raccolto delle pietre per costruire la sua tomba».

Poi il corpo fu spostato a Udine.
«Sì, però la tomba di padre Luigi esiste tuttora, ed è un luogo sacro a Orzano. Le sue spoglie rimasero qui fino al 23 aprile del 1952, poi vennero trasferite a Udine, ma Orzano ricorda ancora quel giorno come un “furto”. Nella tomba oggi ci sono le reliquie del Santo. Per tutte le suore che vengono qui quello è il luogo privilegiato della preghiera».

Lei fu presente alla canonizzazione. Che cosa ricorda di quel giorno?
«Fu straordinario. Io mi trovavo abbastanza vicino a Papa Giovanni Paolo II. Fu bellissimo vedere la partecipazione dei friulani. C’erano moltissime persone, era presente la banda nuova di Orzano, che fece un solenne ingresso nell’aula Nervi. C’era naturalmente l’Arcivescovo di Udine assieme a tante autorità, ma anche semplici cittadini».

Che cosa fu la “Settimana della carità”?

«Fu un’iniziativa organizzata per raccogliere offerte per un’opera di carità straordinaria. Dal momento che il miracolo riconosciuto a San Luigi riguarda una guarigione dall’Aids attribuita all’intercessione del santo, si operò in questa stessa direzione e con i fondi raccolti in tutto il Friuli si riuscì a costruire in quell’occasione in Togo un grande centro per la cura e la prevenzione degli ammalati di Aids. Un centro che funziona ancora oggi!».

Da allora sono state tante altre le iniziative nel mondo per continuare a tradurre in pratica gli insegnamenti di padre Luigi.

«Le Suore della Provvidenza continuano naturalmente nell’opera della carità, dedicandosi alle persone più bisognose, in particolare alle donne, ai poveri, agli ammalati, ai giovani. Ma la cosa più straordinaria è che oggi non sono più solo le Suore della Provvidenza ad operare in questo grande filone di carità. Già padre Luigi a Udine era riuscito a coinvolgere moltissime persone: dame, ricchi, borghesi… Allo stesso modo oggi le Suore portano avanti la loro opera nelle varie parti del mondo non da sole ma con la collaborazione di tantissimi laici. Non a caso a Orzano hanno sede l’associazione Solidarmondo, che promuove opere di carità e sostiene le missioni delle Suore della Provvidenza in varie parti del mondo (ne scriviamo a pag. 4), e la Pia Società San Luigi Scosoppi, sorta per volontà congiunta della Congregazione delle Suore della Provvidenza e della Parrocchia di Orzano, che ha come primo obiettivo quello di divulgare la devozione e l’amore verso padre Luigi. Le iniziative in memoria di San Luigi sono molteplici e la gente risponde in un modo straordinario. Questo ci fa molto piacere, perché testimonia che la gente ancora oggi è disposta a donare quando sa che la propria donazione viene impiegata per gli scopi prefissati».
Valentina Zanella

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