Raramente si vede un duomo così gremito, a Udine. La serata di mercoledì 3 giugno è stata un autentico dono a oltre mille persone presenti in Cattedrale per il concerto Gaudet Aquilegia che La Vita Cattolica e l’Arcidiocesi di Udine – con il sostegno di numerosi sponsor – hanno proposto per celebrare i cento anni di pubblicazione del settimanale diocesano. Tra i presenti, l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba e l’emerito mons. Andrea Bruno Mazzocato, il vicario generale mons. Dino Bressan, l’assessore regionale Riccardo Riccardi, il vicesindaco del Comune di Udine, Alessandro Venanzi, con gli assessori Pirone e Zini, il prefetto di Udine Domenico Lione, numerose rappresentanze dal mondo istituzionale, produttivo, culturale. Oltre, ovviamente, agli amministratori de La Vita Cattolica, i dipendenti con la redazione e i diversi giovani promoter.

Tutti in piedi, a fine serata, ad applaudire le note di Paolo Fresu, artista d’onore del concerto, del Gorni Kramer quartet e degli archi presenti sul presbiterio della Cattedrale, prestato al ruolo di palco capace di accogliere le splendide voci bianche del coro VocinVolo; tutti loro sono stati protagonisti di un progetto ideato da Lucia Follador e Alessio Domini con la composizione e la direzione dello stesso Domini. «Quando mi hanno fatto sentire alcuni spezzoni di questo concerto, non ho avuto dubbi: è perfetto per i cento anni de La Vita Cattolica!». Così il direttore, don Daniele Antonello, che ha poi motivato la sua affermazione dicendo come «il radicamento nella tradizione aquileiese, ma al contempo le melodie moderne e contemporanee, siano esattamente in linea con lo sguardo del settimanale diocesano».
Mons. Lamba: «Una serata di bellezza e arte»
«Non abbiamo potuto svolgere il concerto all’aperto, ma la Provvidenza ha voluto che fosse proprio la Cattedrale ad accogliere questa serata, arricchendola con la sua bellezza e la sua arte che ci riempiono il cuore e ci fanno ricordare il senso della nostra vita e della nostra fede» ha affermato l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba. «Attraverso La Vita Cattolica, che non sembra abbia cento anni perché è molto “giovanile”, possiamo apprezzare la vita e la fede in modo “cattolico”, che non significa “settario”, ma aperto e disponibile al dialogo con tutti. Ringrazio coloro che ogni giorno lavorano a La Vita Cattolica: ci sono tantissime persone che, negli anni, hanno collaborato perché potessimo godere di questo strumento ed esserne protagonisti attivi. Il mondo ha bisogno di notizie belle, di “evangelo”: questo è il pregio più grande del nostro settimanale».

Riccardi: «Apprezzamento per i cento anni de La Vita Cattolica»
«La Vita Cattolica rappresenta una voce autorevole per il nostro territorio e un custode prezioso della memoria collettiva; un traguardo, quello dei cento anni, che celebriamo con gratitudine per la capacità di aver garantito una rete informativa diffusa in ogni settimana della sua lunga storia». Così l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi. Nel corso del suo intervento, Riccardi ha evidenziato come la testata non sia stata solo un organo di informazione, ma un punto di riferimento capace di dare voce ai diversi temi maturati nel corso dei decenni, in particolare il ruolo cruciale svolto dal settimanale durante il delicato periodo della ricostruzione del Friuli, sottolineando come abbia saputo fungere da stimolo critico e da collante per la comunità attraverso una rete di presenza costante sul territorio. «L’apprezzamento della Regione è per questo traguardo e per aver continuato a garantire una rete diffusa ogni settimana. In questo anno di anniversari importanti va ricordato il ruolo che il settimanale diocesano ha avuto nel periodo della ricostruzione dopo il terremoto del 1976: un ruolo di stimolo, a volte critico, ma che ha dato un rilevante contributo agli esiti delle scelte e delle tensioni di quel periodo, dando voce alle testimonianze e alle diverse posizioni. Il settimanale diocesano non è stato soltanto un organo di informazione, ma un giornale che ha saputo garantire una rete diffusa ogni settimana» ha affermato Riccardi.
A nome del governatore Massimiliano Fedriga l’esponente della Giunta ha consegnato una targa celebrativa al direttore, don Daniele Antonello, al settimanale «voce autorevole del territorio e custode della memoria collettiva in occasione del 100° anniversario con la stima e l’apprezzamento per il traguardo raggiunto».

Venanzi: «Con La Vita Cattolica un importante raccordo con il territorio e le fragilità»
Alessandro Venanzi, vicesindaco del Comune di Udine, a nome dell’amministrazione cittadina ha espresso «gratitudine per un giornale che non offre soltanto informazione, ma un vero stimolo di crescita. Ogni settimana – ha proseguito Venanzi – La Vita Cattolica porta idee e spunti per le comunità. Il grande affetto e calore di tutti i presenti è il risultato più importante da portare a casa».
«Celebriamo la “cifra tonda” di un giornale, ma celebriamo anche la storia di una comunità, di un territorio e di una regione che ha saputo cambiare. Il settimanale ha saputo raccontare questa storia, guidandola e indicando la strada giusta mantenendo umiltà e raccordo con il territorio, fino alle più piccole comunità e le persone più fragili. È una cosa straordinaria, in un tempo in cui il giornalismo rincorre la notizia più divisiva e “straordinaria”. La Vita Cattolica ha saputo mantenere un importante contatto con un territorio che sta cambiando e, nella sua storia, ha passato anche momenti di grandi crisi».

Fresu: «Dalla sua lingua, l’identità del Friuli come della “mia” Sardegna»
Partiamo dal fondo. Come Paolo Fresu, che ha fatto ingresso in Cattedrale dal fondo della stessa, passando in mezzo a due ali di pubblico letteralmente entusiasta per concludere la serata con il celebre canto sardo “No potho reposare”, eseguito come “bis”, lo stesso Paolo Fresu ha preso la parola affermando come «La “mia” Sardegna è un’isola circondata dal mare, mentre il Friuli è un’isola circondata da tante altre bellezze. Entrambe sono contraddistinte da una lingua propria che ne definisce l’identità, da amare fino in fondo. C’è bisogno di un messaggio di amore capace di travalicare i muri e andare al di là dei nostri mari. Lo dico in un anno in cui si ricorda una tragedia che vi ha uniti ancora di più» ha affermato richiamando il sisma del 1976.
Con le sue note, la cantata sacra di Gaudet Aquilegia si è sviluppata assieme ai giovanissimi coristi lungo l’itinerario musicale – un’autentica meditazione, da ritmi talvolta lenti, altre volte incalzanti – scandito dalle sequenze aquileiesi dei martiri Ermacora e Fortunato, della Santa Croce, di San Francesco d’Assisi e di San Marco, oltre a uno dei tipici discanti aquileiesi dedicato alla Vergine Maria.
Lungo la serata sono stati consegnati alcuni omaggi a lettori “storici” del settimanale; con un salto generazionale non indifferente, inoltre, sono stati anche premiati i giovanissimi partecipanti al concorso «1976. Racconti per ricordare» (di entrambe le iniziative parliamo in articoli appositi).
Il cammino de La Vita Cattolica prosegue ora sempre lungo l’alveo dei suoi cento anni. Guardando al futuro, come le giovanissime e preziose voci di Gaudet Aquilegia hanno ampiamente lasciato intuire.
G.L.















