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Conclusa la “24 ore” del dono del sangue: «Un modello». Ricordato il dono spontaneo dopo il terremoto

“Nel 1976 il Friuli è stato un modello non solo per la gestione dell’emergenza e per la successiva ricostruzione, ma anche per aver saputo dare ciò di cui, pochi minuti dopo la terribile scossa, c’era più bisogno: il sangue”. Con queste parole la presidente provinciale dell’Afds, Manuela Nardon, ha accolto l’arrivo della maratona “24 Ore di dono”, ideata e coordinata dal Gruppo Giovani, giunta alla sua quarta edizione e dedicata quest’anno proprio alla memoria del terremoto. Una memoria viva, vibrante nelle parole di alcuni volontari che iniziarono a donare proprio cinquant’anni fa.

Le testimonianze

Come Adelino Carlin, di Palazzolo dello Stella, classe 1957: “Due giorni dopo la terribile scossa del 6 maggio – ha raccontato Carlin, impegnato anche lui nella maratona – la nostra Sezione organizzò una corriera di volontari per portare soccorso ai paesi distrutti. Ci portarono a Gemona e, suddivisi in squadre di 12 guidate da un vigile del fuoco, iniziammo a scavare tra le macerie. Trovammo due corpi senza vita. Lavoravamo dall’alba al tramonto e la sera, quando ci ritrovavamo, nessuno aveva il coraggio di proferire parola: stavamo tutti in silenzio”. Passano i mesi e a fine ottobre di quello stesso anno Carlin, su suggerimento del padre Giuseppe, allora nel direttivo sezionale, si reca all’ospedale di Latisana per tendere il braccio per la prima volta, sostenendo così la macchina sanitaria impegnata nel soccorso delle comunità terremotate.

“Ancora oggi, ogni volta che torno a Gemona, lungo quelle strade dove scavavamo con le mani, mi viene la pelle d’oca. È una commozione che non riesco a frenare”, ha aggiunto Carlin che, con ben 110 donazioni all’attivo, ha chiuso la staffetta portando il testimone fino al traguardo.

Cinquant’anni fa, a San Gervasio, anche un altro ragazzo veniva travolto dall’onda della solidarietà. “A maggio del 1976 attendevo di partire per il servizio militare, avevo già ricevuto la cartolina precetto e dovevo recarmi nella caserma di Jalmicco – racconta Cristian Todesco, classe 1956 –. Il presidente di allora della Sezione, Roberto Del Pin, tornato oggi alla guida, coinvolse molti giovani come me, spingendoci ad andare a donare il sangue”. Todesco ha da poco chiuso, ad aprile, la sua “carriera” di donatore per raggiunti limiti di età con 88 donazioni. “Se potessi continuerei fino a 80 anni”, sottolinea, conscio però di aver già tramandato il valore del dono in famiglia. “Mio figlio Samuele, che oggi ha 26 anni, appena diventato maggiorenne ha iniziato a donare senza che io dovessi chiedergli nulla – continua Todesco –. E due anni fa è diventato anche donatore di midollo osseo. Ha fatto il prelievo subito dopo la laurea per insegnare, proprio il giorno prima di prendere servizio a scuola per la sua prima supplenza. E pochi giorni fa ha iniziato a donare anche mia figlia Ilenia”.

I risultati della “Maratona” 2026

Tornando alla maratona, anche quest’anno le donazioni hanno riguardato esclusivamente il plasma, vedendo la partecipazione nell’arco delle 24 ore di 206 volontari provenienti da Sezioni di tutta la provincia, dai monti al mare, per un totale di 154 litri di plasma.

“Già nella notte di quel terribile 6 maggio centinaia di donatori accorsero spontaneamente a Udine, in piazzale Cavedalis, dove allora si trovava il Centro trasfusionale – ha ricordato la presidente Manuela Nardon durante la conferenza stampa conclusiva – e continuarono a farlo nelle settimane e nei mesi successivi per soddisfare le necessità degli ospedali. Fu un’ondata di generosità ed entusiasmo che rafforzò la nostra associazione: migliaia di giovani entrarono nelle Sezioni, diventando poi dirigenti e promotori del dono per le generazioni successive. La nostra gratitudine va ai giovani di ieri e a quelli di oggi, che come il nostro Gruppo Giovani portano avanti lo stesso spirito”.

Quello friulano è stato un modello nel 1976, ma continua a esserlo ancora oggi. “Oltre a fare promozione, questa maratona è servita in questi quattro anni a definire, per primi a livello nazionale, un protocollo medico per la donazione sulle 24 ore, replicabile in caso di urgente bisogno di grandi quantità di sangue in pochissimo tempo, come nei gravi disastri” ha spiegato Giovanni Barillari, direttore del Centro trasfusionale di AsuFc.

Il coordinatore del Centro regionale sangue Mattia Lachin ha sottolineato che “il sistema friulano è il primo in Italia per indice di donazione di plasma, rispondendo così alle nuove necessità delle strutture mediche. Questo è anche perché al tempo il terremoto diede una spinta forte all’organizzazione trasfusionale”.

“Non siamo alla ricerca di nuovi record, ma l’evento di oggi vuole essere un esempio che, speriamo, possa essere copiato altrove” ha detto direttore generale AsuFc, Denis Caporale, e infatti in Piemonte una simile maratona, successiva a quella friulana, ha già preso piede.

La vicinanza delle istituzioni è stata espressa dall’assessore alla Salute del Comune di Udine Carlo Giacomello – che ha elogiato il “dono di qualcosa, come il sangue, che è una parte del nostro corpo” – e dall’assessore alla Salute della Regione Fvg, Riccardo Riccardi. “La 24 ore di Dono è un’altra occasione per l’Afds di dimostrare la propria determinazione – ha concluso quest’ultimo -. Inoltre, i donatori testimoni del 1976 sono portatori di una lezione che tutti noi dobbiamo fare propria. La fertilità del Friuli oggi nel campo della generosità è il frutto degli esempi di quella volta”.

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