Commento al Vangelo

«Non abbiate paura»

Commento al Vangelo del 21 giugno 2026,
XII Domenica del Tempo ordinario (Anno A)
Mt 10, 26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore.

A cura di don Davide Larcher

«Non abbiate paura!» Gesù incoraggia così i discepoli di ogni tempo nella Parola che questa domenica desidera rivolgerci. Eppure, a pensarci bene, il primo ad avere motivo di temere dovrebbe essere proprio Lui. Ha fatto una mossa quasi azzardata: il tesoro più prezioso che esista, l’annuncio del Vangelo della salvezza, Gesù lo ha affidato a uomini e donne fragili, limitati, spesso contraddittori. Non ha scelto persone perfette. Ha chiamato pescatori e pubblicani, entusiasti e paurosi, fedeli e traditori. Ha chiamato persone molto diverse tra loro. In poche parole: ha chiamato noi.

Se dovessimo scegliere qualcuno a cui affidare ciò che abbiamo di più caro, probabilmente cercheremmo le persone più capaci e affidabili, scegliendo la strada dell’efficienza e del profitto. Dio, invece, sceglie la strada della fiducia. Conosce le nostre debolezze, ma sa che il suo amore è capace di trasfigurare anche il cuore più lacerato e indurito. Per questo Gesù può dirci: «Non abbiate paura». Non è un invito a ignorare le difficoltà della vita, ma a non lasciarci paralizzare da esse. È la fiducia di chi sa di essere nelle mani di un Padre che si prende cura perfino dei passeri del cielo e che conosce uno per uno i capelli del nostro capo. È la fiducia di chi vede la propria miseria, ma scorge anche l’infinità dignità di cui Dio veste ognuno di noi. Dio, il nostro tesoro più grande, si consegna a noi, suo tesoro più grande. La preghiera di colletta di questa domenica raccoglie bene il senso del Vangelo: «O Dio, che affidi alla nostra debolezza l’annuncio profetico della tua parola, liberaci da ogni paura, perché non ci vergogniamo mai della nostra fede».

Viviamo in un tempo in cui spesso la fede rischia di essere relegata nell’ambito del privato, come se fosse soltanto un’opinione o un sentimento personale. Ma Gesù non è un’idea. Non è un ricordo del passato né una teoria religiosa. È una presenza viva che continua a incontrare l’uomo e a trasformarne la vita. Quando Cristo entra nel cuore, il grigiore lascia spazio alla speranza, la rassegnazione si apre alla fiducia, ciò che sembrava spento torna a fiorire. Per questo il cristiano non può vergognarsi del Vangelo. Non per arroganza, ma per gratitudine. Chi ha scoperto una luce non la tiene nascosta; chi ha trovato una sorgente nel deserto desidera indicarla anche agli altri.

Oggi il Signore continua a fidarsi di noi e ad affidare alla nostra povertà l’annuncio della sua Parola. È una responsabilità grande, ma anche una straordinaria consolazione: il Vangelo non si diffonde grazie alla nostra perfezione, ma grazie alla fedeltà di Dio, che sa compiere meraviglie anche attraverso strumenti fragili come noi.
don Davide Larcher

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