Commento al Vangelo

«Siate gioiosi, abbiate gli stessi sentimenti»

Commento al Vangelo del 31 maggio 2026,
Santissima Trinità
Gv 3, 16-18.

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si salva per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

Parola del Signore.

A cura di don Nicola Zignin

La contemplazione e la missione sono un tutt’uno, come il battito del cuore che si contrae e si espande. Domenica scorsa abbiamo udito, visto e sentito dentro di noi, la grandezza dello slancio missionario della Chiesa, chiamata ad annunciare l’amore di Dio fino agli estremi confini della terra, come un cuore che si espande. Questa domenica ci raccogliamo, come un cuore che si contrae, per meditare sulla grandezza di quel Dio che è insieme l’essenza dell’annuncio, mandante dell’annuncio, e delicata potenza di cambiamento nei nostri cuori e in quelli dei nostri fratelli, verso un’umanità nuova che non si corrompe (Cf 1Pt, 1,4), anzi, è capace di risanare qualunque ferita in forza del dono dello Spirito.

Qual è il tratto essenziale di Dio? È la sua misericordia! Se nel Vangelo di Pentecoste di domenica scorsa la prima azione attiva dello Spirito era il perdono dei peccati – «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,23) –, la prima definizione che Dio dà di sé nella prima lettura di oggi è analoga: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6). E il primo motivo per cui il Signore manda il Figlio nel mondo, è profondamente legato a questa essenza: «Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,17).

Questa essenza di Dio, questo oggetto del primo annuncio per noi, è una buona notizia, anzi la migliore, specialmente in un mondo segnato da grande aggressività. Non sto parlando solo della guerra in Ucraina, in Iran, in Myanmar e in molti altri Paesi, ma dell’aggressività con cui una persona si accosta a un medico, a un cameriere, a un parroco, esigendo prestazioni immediate, efficaci e soprattutto dovute, alla stessa maniera in cui il popolo d’Israele di fronte al “ritardo” di Dio, prima si lamenta infastidito e poi con le proprie mani si costruisce un Dio alternativo (il Vitello d’oro).

Di fronte a questo fatto di circa 3200 anni fa, come all’aggressività odierna, l’ira di Dio fu molto breve, ma lo slancio di misericordia di fronte al pentimento molto più largo: «Io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e conservano i miei comandamenti». (Es 20,5)

Ancora una volta, di fronte a un Dio così, è venuto il tempo di riporre le armi della pretesa e indossare quelle del dono gratuito di sé, a immagine di Dio: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). È venuto il tempo di una nuova conversione personale e comunitaria segnata dal sigillo della Santissima Trinità, posto ai nostri cuori nel giorno del battesimo, vivendo gli effetti che questo sigillo crea secondo l’esortazione di San Paolo: «Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio della pace e dell’amore sarà con voi.» (2 Cor 13,11). Uno slancio che se vissuto bene nel nostro ambiente, raggiunge ogni confine della terra, come il sangue pompato dal cuore che parte e ritorna: «Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano» (2 Cor 13,12).

Sia oggi allora il tempo di credere che l’amore di Dio è la vera forza, in virtù dell’amore per noi espresso sulla croce e dell’annuncio giunto ai nostri orecchi e ai nostri cuori da chi gli è stato testimone, non solo in forza dei sensi umani, ma illuminato dallo Spirito.
A tutti giunga l’augurio di Paolo: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2 Cor 13,13).
don Nicola Zignin

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