«Su quei banconi abbiamo lavorato insieme, fianco a fianco a sacerdoti e giornalisti. C’era una fusione d’intenti tra “la Vita Cattolica” e le Arti Grafiche Friulane affinché la stampa del settimanale fosse sempre eseguita a regola d’arte». È il ricordo di Gianni Cinello, classe 1957, di Fagagna, dipendente dal 1978 al 2000 della tipografia che al tempo condivideva la sede con il giornale dell’Arcidiocesi, in via Treppo a Udine. In tasca un diploma come perito industriale in arti grafiche, Cinello in azienda si occupava del settore commerciale ed era pure «la spalla operativa» dell’addetto che coordinava il lavoro di composizione, impaginazione e stampa. «Negli anni ‘70 la tipografia era una bottega artigianale e da lì usciva praticamente tutta l’editoria che aveva un’origine territoriale, non solo in ambito religioso».
Le Arti Grafiche “firmavano” al tempo, tra le altre, la pubblicazione di circa 300 bollettini parrocchiali, svariate opere legate alla storia del Friuli e alla cultura friulana (teatro compreso), oltre a progetti dedicati all’industria, come cataloghi e iniziative pubblicitarie.
Accanto a questa cospicua componente del lavoro ogni settimana, dunque, si inseriva la stampa de “la Vita Cattolica”. «Dal lunedì al mercoledì la redazione e i vari collaboratori realizzavano i testi, la giornata di giovedì era dedicata all’impaginazione – ricorda Cinello –; una fase di lavoro corale, in cui tipografi e gionalisti collaboravano insieme. Davanti a quei grandi fogli appoggiati sui banconi si controllava meticolosamente che tutto fosse corretto. A volte, per questioni di spazi, si rendeva necessario tagliare qualche riga se il testo risultava troppo lungo. E lì entrava in gioco la bravura degli autori che dovevano al volo rivedere il pezzo, mentre gli addetti della tipografia ricomponevano la pagina».
Poi, venerdì mattina veniva dato il via alla stampa. «Solitamente era compito del direttore del settimanale “ispezionare” la prima copia – spiega l’ex dipendente –; io ho lavorato sia con don Ottorino Burelli che con mons. Duilio Corgnali e di entrambi conservo un bellissimo ricordo. In caso di errore – aggiunge – si bloccava immediatamente la rotativa per consentire le modifiche. Tutti noi, comunque, a partire dal correttore di bozze che era una figura importantissima sia per la tipografia che per la redazione, mettevamo la massima attenzione nella verifica dei testi, dei nomi citati, dei titoli».
Cinello afferma che il senso di appartenenza, il sentirsi una squadra, era uno dei punti di forza di Arti Grafiche e Vita Cattolica. «Per noi che ci occupavamo della stampa era motivo di grande soddisfazione fare in modo che il giornale fosse stampato senza il minimo errore».
La fase successiva prevedeva il confezionamento delle copie. «I giornali venivano ripiegati a metà, sempre ad opera dei dipendenti della tipografia, ed erano così pronti per essere poi consegnati nelle varie parrocchie e da qui recapitati di persona alle famiglie abbonate oppure esposti in chiesa per l’acquisto diretto. Ricordo che anch’io da bambino, alla domenica, avevo il compito di portare il settimanale diocesano nelle case e lo assolvevo con grande orgoglio», conclude.
Monika Pascolo














