«Pochi giorni fa, a Gemona, abbiamo ricordato i cinquant’anni dal terremoto del Friuli. In quella terra ho ritrovato una lezione che vorrei portare qui, nella nostra Assemblea, perché parla a noi e al Paese». Il cardinale Matteo Zuppi dev’essere rimasto molto colpito dalla sua trasferta friulana, svoltasi a inizio maggio, se lunedì 25 ha rivolto queste parole all’apertura dell’Assemblea della Conferenza episcopale italiana, riunitasi a Roma per la consueta sessione primaverile di lavori. All’assise è presente anche mons. Riccardo Lamba, arcivescovo di Udine.
«Moltissime Chiese locali – ha ricordato il presidente dei Vescovi – parteciparono al soccorso e alla ricostruzione, con una comunione ancora oggi ricordata con commozione da chi aiutava e da chi era aiutato. La speranza cristiana non è l’ottimismo di uno sguardo superficiale, istintivo, epidermico che poi, quando si scontra con il dolore, si volta altrove o diventa rassegnazione e disperazione. La Chiesa svolse un ruolo decisivo di speranza, anima della ricostruzione, compagna di un popolo che aveva visto improvvisamente distrutta tanta parte del suo mondo».

Il ricordo di mons. Battisti
Davanti agli oltre duecento Vescovi riuniti nella Capitale, Zuppi ha ricordato la figura del pastore che all’epoca del sisma guidava la Chiesa udinese: «Un grande Vescovo, molto amato, mons. Alfredo Battisti, ricordato come pastore “mite e forte”, che ho conosciuto». Il Cardinale ha poi ricordato che «senza arroganza, anzi con molta preveggenza, mons. Battisti si fece carico di un programma di ricostruzione alla luce del bene comune, non di interessi particolari o ecclesiastici. Fin dai giorni successivi all’evento, disse: “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”. Ma la Chiesa non era al termine di questa storia, bensì dentro il processo di ricostruzione, anzi nel cuore di esso. Non è una vecchia storia, ma è una memoria che ci insegna molto anche nel presente, pur in mutate condizioni. La Chiesa può essere, rispettosamente e tenacemente, anima della ricostruzione morale, umana, del tessuto sociale del nostro Paese. Rispettosa con tutti, ma con l’ambizione di servire tutti».
«Come a Venzone, la Chiesa italiana non cancelli il passato»
Sono parole molto simili a quelle pronunciate dal palco di Gemona lo scorso 3 maggio. Il Presidente dei Vescovi tornerà in Friuli a metà giugno, recandosi a Resia (parrocchia gemellata con la “sua” Arcidiocesi di Bologna). E lo farà non prima di aver fatto tappa in un’altra cittadina simbolo del terremoto friulano. «A Venzone – ha ricordato infatti Zuppi – le pietre del Duomo furono numerate, una ad una, migliaia di pietre raccolte, custodite, ricollocate. È un’immagine che parla alla Chiesa e alla società. Non si ricostruisce cancellando il passato; non si rinnova cominciando da zero. C’è un futuro che nasce solo se sappiamo custodire ciò che ci ha preceduto, purificandolo, ricomponendolo, dandogli una nuova collocazione e prospettiva. Anche la Chiesa in Italia – ha concluso il cardinale – porta con sé pietre numerate: il Concilio, i Convegni ecclesiali nazionali, il Cammino sinodale, la carità diffusa, l’impegno educativo, la presenza capillare nelle comunità, patrimonio e memoria vivi, da trasformare perché possano rispondere alle sfide di oggi e siano condotte con l’indispensabile responsabilità sinodale».
G.L.














