Mercoledì 17 giugno il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva, con procedura d’urgenza, il nuovo regolamento che inasprisce le norme sui rimpatri dei migranti: 418 voti favorevoli, 218 contrari e 30 astensioni. Decisivo l’asse tra il PPE e i gruppi di destra (ECR, Patrioti, ESN), con il contributo di una parte dei liberali. Contrari socialisti, Verdi e sinistra. Il testo dovrà ancora passare al Consiglio, ma si tratta di una formalità: l’entrata in vigore è attesa già a settembre.

La riforma prevede l’obbligo per i richiedenti asilo respinti di cooperare con le autorità, con la possibilità di estendere i tempi di detenzione fino a 30 mesi. Vengono ampliati i poteri investigativi (perquisizioni domiciliari, sequestro di dispositivi elettronici) e introdotti divieti d’ingresso anche permanenti per soggetti ritenuti pericolosi. Le misure si applicano anche ai minori non accompagnati.
La novità più rilevante è la possibilità per gli Stati membri di creare “hub” di rimpatrio fuori dal territorio UE, sulla falsariga del protocollo Italia-Albania. Giorgia Meloni ha rivendicato il risultato come una conferma del proprio modello, mentre le opposizioni italiane hanno denunciato pratiche incompatibili con i valori democratici europei e costi aggiuntivi per l’Italia.

I Vescovi d’Europa: «Seria preoccupazione per i diritti della persona»
«La migrazione non è solo una questione di procedure, statistiche o gestione delle frontiere. Riguarda esseri umani: donne, uomini e bambini, ognuno dei quali possiede una dignità inviolabile che deve rimanere al centro di ogni decisione politica». Così si è espressa la Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione Europea (COMECE) con una dichiarazione a firma del presidente, mons. Mariano Crociata. La COMECE «riconosce la legittima responsabilità delle autorità pubbliche di gestire i flussi migratori, garantire l’integrità delle frontiere e combattere la tratta di esseri umani». Allo stesso tempo, tuttavia, «esprime seria preoccupazione per alcuni elementi del nuovo quadro normativo che potrebbero compromettere l’effettiva tutela dei diritti fondamentali e della dignità delle persone vulnerabili».
Il presidente della COMECE sottolinea in particolare le preoccupazioni relative all’espansione della detenzione, alle limitazioni dei rimedi e dei ricorsi effettivi e alla crescente esternalizzazione delle responsabilità verso paesi terzi, rilevando che tali sviluppi sollevano «gravi questioni etiche e umanitarie».

Papa Leone XIV inascoltato
La dichiarazione colloca inoltre la posizione della COMECE nel più ampio quadro dell’insegnamento della Chiesa cattolica e in continuità con gli appelli lanciati di recente da Sua Santità Papa Leone XIV durante la sua recentissima visita alle Isole Canarie. Ricordando l’invito del Santo Padre a non rimanere indifferenti a coloro che periscono in mare, sono vittime della tratta di esseri umani o sono costretti a fuggire da guerre, violenze, persecuzioni, fame e degrado ambientale, mons. Crociata sottolinea che i migranti non sono «una categoria o una statistica» , ma persone che «potrebbero far parte della nostra stessa famiglia».
Rifacendosi al messaggio di Papa Leone XIV, il Presidente della COMECE sottolinea che la risposta dell’Europa alla migrazione deve rimanere saldamente ancorata ai suoi valori fondanti. «L’Unione europea è stata fondata sulla convinzione che la dignità umana sia inviolabile e che la solidarietà tra i popoli non sia un ideale facoltativo, ma una responsabilità fondamentale», afferma, avvertendo che l’Europa non può continuare ad accettare che il Mediterraneo e l’Atlantico diventino “cimiteri silenziosi” per le persone in cerca di sicurezza e di un futuro per le proprie famiglie. «Questo voto riguarda più della politica migratoria. Solleva una questione più ampia sul tipo di Europa che vogliamo costruire» , afferma, invitando l’Europa «a non rinnegare i suoi valori fondanti, ma a riaffermarli con coraggio, saggezza e umanità».
G.L.














