Da giocatore ha iniziato a calpestare l’erba di un campo di calcio quando aveva 10 anni, prima vestendo i colori della società Valnatisone, poi quelli del Moimacco. «Ad un certo punto però non mi divertivo più». È stato allora che – «in totale autonomia e col desiderio di restare nell’ambiente» – ha deciso di cambiare “ruolo”. Così c’è stato il primo corso per direttore di gara. Aveva 15 anni Luca Zufferli, classe 1990, di Azzida, frazione di circa 350 residenti in comune di San Pietro al Natisone, oggi promosso arbitro internazionale. La sua “prima” nella nuova veste è stata a giugno: ha diretto l’amichevole premondiale Portogallo-Cile giocata a Lisbona. E adesso è in attesa della designazione per le qualificazioni delle Coppe Europee. «La valigia è sempre pronta – sorride –; di solito la “chiamata” arriva una settimana prima. Tendenzialmente si sta via due-tre giorni, poi si torna sempre volentieri a casa».
Luca non nasconde un legame particolare con la sua terra. E laddove tutto è iniziato, tra la sua gente e con la sua famiglia, di recente ha voluto fare festa per il nuovo prestigioso traguardo che lo ha proiettato nell’élite del fischietto mondiale. Un’occasione per ricordare quella che è stata, comunque, un’ascesa folgorante nell’arbitraggio. «All’inizio non pensavo certo al raggiungimento della posizione in cui mi trovo – racconta –, ciò che mi rendeva particolarmente orgoglioso era l’aver scelto una strada nuova: non avevo o parenti che l’avessero fatto prima di me…». Ragazzino tutto d’un pezzo, non si è affatto risparmiato nello studio con lezioni tra teoria e pratica, oltre al test atletico (nel frattempo frequentava con profitto anche il liceo scientifico al Paolo Diacono di Cividale, a cui ha fatto seguito la Laurea in Economia all’Università di Udine), esordendo col fischietto in bocca a inizio ottobre del 2006.
«Ho diretto una partita di Giovanissimi, oggi Under 15, a Pasian di Prato – ricorda –; mi portarono i miei genitori». La prima di un elenco infinito (con mamma e papà che per due anni, fino alla patente, lo hanno sempre accompagnato sui campi di ogni dove in Friuli-Venezia Giulia), con Luca che, in breve, si è letteralmente trovato a bruciare le tappe. «Dopo poche partite venivo promosso allo step successivo e quello che più alimentava il mio entusiasmo era la crescita personale, il miglioramento del senso di responsabilità, il sentirmi più maturo nel prendere decisioni, caratteristica che quando hai dai 16 ai 18 anni non è poi così banale».

Nel giro di 5 anni ecco il salto dalle categorie regionali alla D e alla C, a cui ha fatto seguito l’ingresso nell’organico degli arbitri di serie A e B il 1° luglio 2021. «L’esordio però, a causa di un serio problema di salute che mi ha tenuto fermo per circa 7 mesi, è stato nella stagione successiva». Porta la data del 12 febbraio 2023, con Luca direttore della gara Bologna-Monza. Un’emozione indimenticabile, non solo perché si è trattato del «coronamento del percorso iniziato da ragazzino», ma anche perché, non appena ricevuta la comunicazione, «la gioia è stata subito condivisa dalla mia famiglia e dalla mia comunità, portandomi ancora più felicità. Sono certo che il privilegio della promozione è arrivato anche grazie a ciò che il mio luogo di origine e i miei genitori mi hanno trasmesso». Val la pena ricordare che sugli spalti della sua indimenticabile “prima” bolognese c’erano circa ottanta compaesani giunti da Azzida e amici a fare il tifo per lui.
Ed è proprio a quelle radici – «a quei valori irrinunciabili in cui mi identifico» – che Luca guarda e ha sempre guardato e che spesso diventano argomento dei suoi incontri nelle scuole, nei centri vacanze, nelle realtà associative dove è chiamato a parlare ai giovani della sua carriera. «Comportarsi bene, rispettare il prossimo, cercare sempre di dare il proprio meglio: il mio obiettivo è essere un bravo arbitro, ma vorrei essere ricordato prima di tutto come una persona per bene – spiega –, e cerco di farlo portando in campo quello che la mia gente mi ha sempre trasmesso».
Accanto c’è una preparazione puntigliosa, che guarda al minimo dettaglio. Tenendo in considerazione che quando si avanza di livello «l’asticella si alza continuamente», richiedendo una preparazione a 360 gradi sempre più raffinata.

«Attorno a me ho un team di sei-sette professionisti: curiamo la parte atletica, fisioterapica, quella legata alla kinesiologia, quella medica, nutrizionale, emotiva e mentale». Poi c’è la parte di studio legato alle partite, alle squadre che si andranno ad arbitrare, ai contesti culturali dei luoghi che ospitano le competizioni. «E poi faccio molta ricerca: da sempre leggo tantissimo e sono curioso – afferma –; sono dell’idea che per migliorare, e intendo sempre, non solo quando sono in campo ad arbitrare, si debba anche esplorare aspetti e contesti inizialmente inusuali».
Tra le sperimentazioni a cui l’arbitro delle Valli del Natisone si dedica, accanto a interessi come la fisica quantistica, la psicologia anche legata allo sport, c’è la meditazione («mi aiuta ad avere il controllo dei miei pensieri prima di ogni partita, lasciando andare i “rumori” che rischiano di essere fonte di distrazione in campo»), la pre-visualizzazione («come vorresti vederti, come vorresti sentirti e come vorresti divertirti durante il match») e l’apnea. «Sono importanti per “allenare” la concentrazione, aspetto fondamentale nella mia professione: basti pensare che per ogni minuto di partita ci sono mediamente tre decisioni da prendere, che sia un fallo, una rimessa laterale, un calcio d’angolo, un rigore o un non rigore. Significa più o meno 270 decisioni in un’ora e mezza, ogni fine settimana. E anche la comunicazione, compresa quella non verbale, ha la sua importanza per lo stile di arbitraggio, il livello di sensibilità nei rapporti con i giocatori, l’essere anche efficaci in campo, non solo efficienti, ricordando che non basta fischiare il giusto ed essere tecnicamente precisi».
Così per Luca la sua professione diventa pure uno strumento «per migliorare e conoscersi meglio, in un percorso continuo di impegno e ricerca in cui non si è mai arrivati: se così fosse, sarebbe il sintomo di un problema non da poco», rileva.

Quando guarda alla sua carriera – col desiderio di continuare a fischiare ancora nei prossimi 15 anni, «mentre il sogno che mi voglio conquistare è arbitrare la Uefa Champions League», dice – si sente fortunato ad aver intrapreso un’attività incline alle sue caratteristiche e «ad aver compreso che il talento da solo non basta, ma va accompagnato da impegno, studio e preparazione».
Qualità che gli vengono riconosciute anche nei campi fuori regione. «Sono estremamente orgoglioso quando dal mondo del calcio mi viene detto che sono un grande lavoratore e una persona giusta: è una gratificazione personale certo, ma è anche il modo di portare con me i valori della mia famiglia, della mia comunità, della mia terra».
Conservando sempre nel cuore le parole che un suo anziano compaesano – in occasione della promozione ad arbitro nazionale – gli aveva detto: “Non dimenticare mai da dove sei partito”. E Luca, va riconosciuto, lo ha preso in parola, non facendo mai mancare nella sua valigia l’eredità di quella saggezza.
Monika Pascolo













