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Anno scolastico al via. Tante scuole in settimana corta

È previsto per il 14 settembre, in Friuli-Venezia Giulia, l’inizio dell’anno scolastico 2026/2027, ma alcuni istituti partiranno prima. Ad esempio  il Malignani il 2, limitatamente ad alcune classi, lo Zanon il 7. Tra le novità che si prospettano c’è la scelta di molti istituti superiori di passare alla settimana corta, con lezioni dal lunedì al venerdì e il sabato libero.

A Udine il cambiamento interessa Percoto, Stringher, Uccellis, Ceconi, Deganutti, Sello e Zanon, mentre Stellini e Copernico avranno una situazione mista (con didattica su 5 e 6 giorni a differenza delle classi). Stessa cosa per Malignani e Marinelli dove però la settimana corta riguarda un numero molto limitato di studenti. Resta sui 6 giorni solo il Marinoni.

Nel resto della provincia la settimana corta sarà introdotta dall’Isis della Bassa friulana e dal Paolo Diacono di Cividale.

I motivi della settimana corta

Alla base della scelta, motivi di logistica dei trasporti ed anche di benessere degli studenti, che avranno il sabato libero, spiega il dirigente dell’Isis della Bassa Matteo Segatto.

«La scelta di introdurre il tempo scuola su cinque giorni – spiega il dirigente nell’ampio servizio che il numero de La Vita Cattolica di mercoledì 2 settembre dedica all’argomento – è maturata nell’ambito della discussione all’interno della comunità scolastica a partire da alcune criticità che avevamo sui trasporti pubblici, che richiedevano la sincronizzazione di tutta la rete logistica su un vasto territorio distribuito su tre comuni e cinque plessi».

In questo senso, Segatto valuta come «molto fruttuoso» il tavolo interistituzionale con la Regione e con Tpl Fvg, merito anche del fatto che la decisione di passare alla settimana corta è stata presa dalla scuola con largo anticipo, già nel gennaio scorso. C’è stato quindi tutto il tempo per visionare i nuovi orari di Tpl e segnalare eventuali criticità. «Il risultato – commenta Segatto – ci soddisfa e consente agli studenti di non perdere neanche un minuto del tempo scuola, cosa che invece succedeva prima a causa del mancato allineamento dei trasporti con l’orario scolastico. Abbiamo comunque impostato un monitoraggio della fase di avvio per prendere in carico segnalazioni di eventuali problemi».

Non solo logistica…

Accanto però ai motivi logistici, il dirigente pone anche il benessere degli studenti alla base della scelta: «Avere il sabato libero consente due giorni di pausa. Questo a fronte, nei giorni di scuola, di un anticipo dell’ingresso di 10 minuti rispetto a ora (dalle 8.20 alle 8.10) e di un posticipo di 50 minuti dell’uscita (dalle 13.20 alle 14.10). In virtù di questo allungamento della giornata scolastica, strutturata su sei ore, abbiamo inserito una seconda pausa di quindici minuti intorno a mezzogiorno».

Un ulteriore vantaggio della settimana corta, secondo Segatto, sarà la possibilità «di tenere aperta la scuola per quattro pomeriggi a settimana garantendo a chi si ferma il trasporto pubblico per rientrare a casa. Si tratta forse dell’aspetto più interessante perché consentirà agli studenti di incontrarsi a scuola nel pomeriggio sia per attività extracurricolari che per studiare in gruppo, cosa che difficilmente potrebbero fare autonomamente a casa, vivendo in un bacino territoriale molto ampio. Certo, dovremo organizzare le sorveglianze, ma lo ritengo un problema non insormontabile».

La pedagogista: «Con un giorno in meno va cambiata la didattica»

«La settimana corta? Un’ottima idea, ma deve essere progettata come tale anche dal punto di vista didattico». Lo afferma Francesca Zanon, coordinatrice del corso di laurea magistrale in Scienze della formazione primaria dell’Università di Udine.
«Sì – puntualizza –, didatticamente va bene: molti studi su progetti pilota hanno dimostrato che la settimana corta comporta un aumento della produttività e del benessere dello studente. Diventa però un problema se gli istituti si limitano a compattare in cinque giorni quello che prima facevano in sei. Allora non funziona».

L’articolo completo su La Vita Cattolica di mercoledì 2 settembre.

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