Cinquant’anni dopo il terremoto del 1976, il Friuli torna a interrogarsi su come si rinasce. Non con i mattoni, ma con le persone. Dentro a questa riflessione – che a più livelli sta procedendo da inizio anno – venerdì 6 novembre a Tolmezzo (Cinema David, piazza Centa) e sabato 7 a Ospedaletto di Gemona (Priorato di Santo Spirito) si svolge “Dalle Vicìnie alle Case. Autogestione comunitaria e rinascita dopo una catastrofe”, iniziativa promossa da Alleanza friulana Domini collettivi, Ecomuseo delle Acque del Gemonese e Associazione Amici di Venzone, con il patrocinio della Federazione nazionale dei Domini collettivi “Paolo Grossi e Pietro Nervi”.
Esiste davvero il “Modello Friuli”?
Tutto parte da una domanda che le celebrazioni del cinquantenario hanno riaperto: esiste davvero un “Modello Friuli” per la ricostruzione? E si può replicare altrove? Dopo i sismi dell’Aquila, dell’Appennino centrale e dell’Emilia-Romagna e dopo la tempesta Vaia, gli organizzatori sono convinti che «nessuna ricostruzione possa riuscire se le comunità non partecipano alle decisioni e non esercitano il proprio autogoverno».
I Domini collettivi, eredi delle antiche Vicinie e Comunità di Villaggio, uniscono tutela dei beni comuni, partecipazione democratica e responsabilità verso le generazioni future. Una forza che pesa soprattutto dopo un disastro, quando i modelli centralistici e deresponsabilizzanti rischiano di staccare la ricostruzione dai territori: «modelli che – ricordano ancora i promotori – fin dall’inizio, in Friuli sono stati respinti».
Due giorni, due iniziative
Prima iniziativa venerdì 6 novembre alle 18 al cinema David di Tolmezzo. Si inizierà con i saluti di Francesca Da Ronco e Jean Luc Beorchia (volontari del Cinema David) e di Carlo Ragazzi (Federazione nazionale). Poi la tavola rotonda: Annalisa Spalazzi (Gran Sasso Science Institute) su un confronto fra comunità terremotate “che vogliono contare”; lo storico Igor Londero sulle radici della partecipazione nell’emergenza; il parroco di Tolmezzo mons. Angelo Zanello su una «esperienza irripetibile»; Maurizio Tondolo, direttore dell’Ecomuseo, sulla partecipazione nella gestione di territorio, comunità e patrimonio.
Alle 20.30 si guarda alle Marche con il documentario “Le Terre di tutti” (Emidio di Treviri, Brigate di Solidarietà Attiva), presentato da Dante Loreti: racconta le Comunanze Agrarie, proprietà collettive sopravvissute nelle zone del sisma 2016/2017, anche nel Parco dei Sibillini, argine per secoli contro povertà e fame. Segue la discussione per il Documento-Manifesto “Comunità nelle catastrofi. Domini collettivi, Partecipazione e Sussidiarietà, architravi della rinascita”.
Sabato 7 novembre, dalle 9 alle 13 al Priorato del Santo Spirito di Ospedaletto di Gemona, si passa dal dibattito al lavoro. Alle 9 Annalisa Spalazzi e Luca Nazzi (Alleanza friulana Domini collettivi) tornano sulle ragioni del confronto fra comunità terremotate. Alle 9.15 Sandro Domini presenta lo studio di Primož Pipan e Matija Zorn (Istituto Geografico Anton Melik, Lubiana) sulla partecipazione popolare nella ricostruzione dopo i terremoti in Friuli e nell’alta valle dell’Isonzo, in Slovenia, nel 1976, 1998 e 2004.
Dalle 9.30 alle 12.30 lavori di gruppo sulla bozza del Manifesto che sarà pubblicato al termine dei lavori (su Comunità nelle catastrofi, Domini collettivi, Partecipazione e sussidiarietà, Architravi della rinascita), con l’ausilio delle esperienze delle comunità appenniniche e di Cento, Vietri di Potenza, L’Aquila, Gemona, Venzone. La giornata si chiude con l’approvazione della bozza e gli accordi per la stesura definitiva e la diffusione del Manifesto. Nel pomeriggio, rientri, visite guidate e confronti fra comunità. La partecipazione ai lavori di sabato è riservata a chi segnala la propria presenza a vicinie.friuli@gmail.com, dove si può chiedere la bozza e inviare contributi scritti; chi vuole intervenire a distanza lo indichi allo stesso indirizzo.
G.L.
















