Nel dibattito politico, nazionale e anche locale, assistiamo troppo spesso a discussioni litigiose, amplificate dai social media e dalla comunicazione digitale istantanea. Si tratta di una deriva che alimenta la delegittimazione sistematica di chiunque esprima una qualsivoglia divergenza. Questa strategia si rivela controproducente: nell’alternanza democratica il cambio dei rapporti di forza innesca altrettante reazioni, che impoveriscono la comunità e paralizzano l’attività delle istituzioni. Per contrastare questo trend e ricercare veramente il bene comune, emergono nella storia tre significativi esempi morali. Il primo rimanda alla celebrazione per gli ottant’anni dell’Assemblea Costituente, tenutasi giovedì 25 giugno di fronte alle Camere riunite, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nelle parole del Capo dello Stato, l’Assemblea Costituente del 1946 ha rappresentato il punto più alto della politica intesa come arte del confronto costruttivo e dell’ascolto reciproco. Fu proprio questa straordinaria capacità a permettere a forze ideologicamente distantissime, di dialogare con profondo spirito unitario, anteponendo la rinascita del Paese alle proprie bandiere di partito, dando origine poi alla Costituzione Italiana. Il secondo modello è radicato nella memoria friulana. Riguarda la cerimonia tenutasi la scorsa settimana a Nimis, in memoria dell’avvocato Antonio Comelli, ricordato come il “Presidente della Ricostruzione” del Friuli devastato dal terremoto. Tra gli intervenuti spicca l’elogio pubblico fatto da un esponente dell’allora minoranza regionale di sinistra, Franceschino Barazzutti, già presidente dell’Associazione dei sindaci terremotati. Egli ha definito l’operato di Comelli, figura di spicco della Democrazia Cristiana, giusto, equilibrato e rigoroso, rispettoso delle autonomie locali ed in particolare dei sindaci, chiamati allora al delicato compito di funzionari delegati per gestire i fondi regionali della ricostruzione. Una sintonia d’intenti, che dimostra come l’appartenenza a schieramenti opposti non debba precludere il rispetto istituzionale, salvando il diritto di critica fatto nelle dovute modalità, senza mai intaccare la credibilità dell’avversario. Oggi, invece, siamo di fronte alla personalizzazione e alla contrapposizione ideologica. Gli attacchi personali e lo screditamento, purtroppo sempre più ricorrenti, producono un solo effetto: allontanare i cittadini dalla vita politica, alimentando l’astensionismo. Contro questa conflittualità, si leva il severo monito di Papa Leone XIV nella recente Enciclica “Magnifica humanitas”. Il Pontefice rivolge un accorato appello alla classe politica e ai media affinché evitino la propaganda divisiva, le calunnie, i giudizi affrettati e l’ipocrisia. Leone XIV propone di sostituire i proclami aggressivi con una sapiente misurazione delle parole e con il dialogo, capace di ricomporre le fratture sociali e di promuovere una concreta solidarietà verso i più deboli. Questo richiamo del Papa riguarda certamente ciascuno di noi, -anche di quanti si sentono “gli ultimi” della società – perché tutti, indistintamente, abbiamo il dovere e la possibilità di contribuire alla costruzione di una società più giusta, coesa e solidale.
Luigi Papais















