Opinioni

Il tempo della lettura, un gesto controcorrente

Quando entro in classe, all’inizio dell’anno scolastico, noto sempre la stessa cosa: per molti studenti, leggere è un’attività insolita, quasi estranea. Non è un problema che riguarda solo i ragazzi: anche fuori da scuola, tra adulti e giovani, la lettura sembra perdere spazio, schiacciata da schermi e notifiche continue. La verità è che leggere un libro è diventato faticoso, soprattutto in un mondo come il nostro, che corre veloce. Siamo abituati a cambiare stimolo in continuazione, non a restare fermi su una cosa sola, su una pagina sola. La fatica della lettura, che sempre più persone sperimentano, si riassume in questo: per leggere, dobbiamo scegliere di fermarci. Ma non basta: occorre disconnettersi e allenare la mente. Un libro, qualunque libro, richiede tempo e presenza. Bisogna restare dentro le pagine di una storia, abitare i pensieri dei personaggi, seguire la trama senza scappare alla prima distrazione.

All’inizio può sembrare un processo difficile e stancante. Le notifiche arrivano in continuazione, la mente passa da uno stimolo all’altro e si fa fatica a restare sulla pagina. Quel libro, all’improvviso, sembra poter aspettare. Ma poi, se invece si persevera nel tempo della lettura, a un certo punto succede qualcosa: ci si abitua – di nuovo o per la prima volta – a leggere. È questo che accade dopo qualche tempo anche nelle mie classi: gli studenti non guardano più l’orologio costantemente e il silenzio inizia a durare di più. Qualcuno poi timidamente chiede: «Prof, ma cosa significa questa parola?» e da quella domanda ne nascono subito altre; quasi senza accorgersene, i ragazzi iniziano ad arricchire il loro vocabolario, dando una forma più precisa ai pensieri. Leggere non serve solo a sapere qualcosa in più. È un modo per allargare lo sguardo, comprendere meglio gli altri e, qualche volta, anche se stessi. Significa allenare la concentrazione, trovare le parole giuste e dare loro un peso. E non è poco, in un tempo in cui spesso le parole si consumano velocemente. Il punto non è tornare (o iniziare) a leggere tanto. È tornare (o iniziare) a leggere davvero. Anche poco, ma senza spezzare di continuo l’attenzione.

Da dove partire? In classe iniziamo dai libri che scelgono gli studenti. Da ciò che non li spaventa e non sembra un compito. Da storie che incuriosiscono, che catturano, anche solo per i colori della copertina o per il numero di pagine (chissà perché, i libri più brevi sono sempre occupati nella biblioteca scolastica). E soprattutto, da poco tempo al giorno: anche dieci minuti, magari sempre alla stessa ora, senza stravolgere la quotidianità e senza fare della tecnologia il nemico. È una questione di ritmo: la velocità rende più difficile tutto ciò che richiede lentezza. Non si tratta però di una condanna, è una disabitudine che si può invertire. L’estate può essere un’occasione concreta: meno corse, meno frenesia, più spazi vuoti. È il momento giusto per riprendere contatto con la lettura senza pressioni, portando un libro in viaggio o leggendo qualche pagina sul divano, senza l’ansia di dover fare altro nel mentre. Ritagliarsi il tempo della lettura non è un nostalgico ritorno al passato, è anzi un modo per recuperare attenzione nel presente. E oggi, prestare attenzione davanti a una pagina è forse uno dei gesti più semplici e più controcorrente che possiamo fare.

Francesca Tosoni

insegnante

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