Chiesa

«Non dare la fede per scontata». Le linee guida della Chiesa italiana

«Radicati e costruiti in Cristo». Questo il titolo di un documento varato dall’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana nella sua seduta di fine maggio, pubblicato con la data del 31 del mese. Il testo, della valenza quinquennale, vuole offrire un orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, approvato dopo ampie discussioni (e una bocciatura assembleare) nello scorso mese di ottobre. Sebbene uscito un po’ “in sordina”, insomma, il testo è un distillato di diversi anni di incontri, sedute, assemblee svolte in tutta Italia: dovrebbe costituire lo sbocco del cammino sinodale nel grande mare delle comunità ecclesiali italiane. Il condizionale, tuttavia, è necessario. E piuttosto condiviso. «Dal confronto sinodale è emersa un’enorme ricchezza di sfumature, indicazioni, riflessioni anche applicative, ma legate al contesto in cui tali riflessioni e tali applicazioni sono state pensate e proposte» ha affermato il teologo friulano don Federico Grosso ai microfoni di Radio Spazio.

Don Federico Grosso

«Queste linee esprimono delle idealità che da un certo punto di vista possono sembrare piuttosto scontate: i Vescovi hanno fatto una buona scelta evitando di dare delle indicazioni stringenti, perché altrimenti sembrerebbe la solita indicazione che viene dall’alto in maniera piramidale e che rinnega il cammino sinodale». I soggetti prioritari cui è rivolto il documento sono le Diocesi e i rispettivi fedeli, chiamati ora a rinnovare la pratica sinodale per attuare quanto delineato dagli orientamenti; per questo motivo i Vescovi mettono le mani avanti, riconoscendo che «il rinnovamento ecclesiale richiede tempo, pazienza, discernimento, conversione e perseveranza» per evitare di «cedere alla tentazione di cercare soluzioni immediate o assetti soltanto funzionali».

“Radicati in Cristo”: la Cei fissa le priorità per la Chiesa italiana. Fede, parrocchie e laici al centro

Il monito: non dare per scontata la fede

Un distillato, come l’abbiamo definito, che parte da un assunto ormai consolidato: non dare per scontata l’adesione alla fede «anche in chi partecipa alla vita ecclesiale». «I Vescovi hanno ragione – riconosce don Grosso –: se intendiamo la fede come autenticamente è, cioè un processo, il cammino di fede è tutt’altro che scontato. Come ci sono tanti sedicenti “credenti non praticanti”, non va escluso che ci siano dei “praticanti non credenti”».

I Vescovi italiani riuniti in assemblea, maggio 2026

Quattro strade

Nel merito dei temi, la ricetta filtrata dai Vescovi indica quattro linee a partire, appunto, dal riportare al centro il dono della fede (riscoprendola anche come fonte autentica della carità). «Ma al centro di cosa? O di chi?», incalza don Grosso. «Il discorso sulla fede ha una grossa valenza “ad intra” (e in questo i Vescovi hanno visto giusto), ma ha anche una grande valenza “ad extra”, diventando un compito “in uscita”». Successivamente, i pastori esortano con forza a puntare sulla vita comunitaria definita «una realtà alternativa all’individualismo per offrire un grande aiuto alla società civile». Viene sollecitato un nuovo slancio di corresponsabilità definita “differenziata” in riferimento alle diverse ministerialità presenti tra i fedeli, intendendo così sia la partecipazione agli organismi ecclesiali (come i Consigli pastorali), sia «una presenza di cristiane e cristiani nelle realtà di questo mondo». Si conclude con una richiesta di revisione delle strutture – organizzative e immobiliari – in cui si sviluppa la presenza della Chiesa in Italia, immaginando «nuovi modi di gestire e amministrare le strutture esistenti».

«Pronti alla sorpresa»

La Chiesa italiana, insomma, continua a essere un grande cantiere. «I momenti di travaglio hanno sempre svelato grandi primavere» conclude don Federico Grosso. «Dobbiamo essere pronti alla sorpresa dello Spirito che può suggerire strade che, magari, non vediamo ancora o che potrebbero sembrarci paradossali. La logica da seguire, tuttavia, non è la nostra, ma quella dello Spirito».

Giovanni Lesa

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