Magnifica humanitas

Può l’umanesimo arginare il potere delle aziende big tech?

Leggendo l’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, si ha l’impressione che i suoi precetti siano minoritari rispetto allo spirito del tempo.

Viviamo in un’epoca in cui le ricchezze dei padroni delle piattaforme tecnologiche crescono e si concentrano. Ma è anche una questione di immaginario. I super-ricchi vengono celebrati come geni solitari, ai quali si attribuisce interamente il merito dell’innovazione. È ovviamente una falsificazione, finalizzata a giustificare le diseguaglianze. L’innovazione tecnologica nasce sempre da un lavoro collettivo, dal contributo di scienziati, ingegneri, programmatori, università, ricerca, lavoratori e utenti.

Fatto sta che, nonostante l’impegno, milioni di persone comuni in Occidente non riescono a migliorare sensibilmente la loro condizione, perché non hanno più le condizioni ambientali per poterlo fare. Pensiamo a una piccola start-up capace di sviluppare un servizio innovativo e di mettere in difficoltà una grande piattaforma. La differenza di potere finanziario consente al gigante di acquistare il concorrente, inglobarlo e disinnescare il rischio. È la logica delle celebri “acquisizioni killer.

In questo sistema che avvantaggia chi è già forte, non sorprende che Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, presenti l’empatia come un fattore di indebolimento da estirpare dalla civiltà occidentale. Su una linea analoga, Peter Thiel (fondatore di Paypal e Palantir) vuole superare la democrazia, ritenendola un ostacolo al “potere dei potenti” e alla rapidità del progresso tecnologico. Non si tratta di provocazioni individuali. Sono espressioni di un clima ideologico nel quale l’estrema destra americana (recentemente polemica, non a caso, anche nei confronti di Leone XIV) si sta saldando con i grandi interessi tecnologici.

È contro questa china che si colloca Magnifica Humanitas. L’enciclica rivendica il principio di sussidiarietà, perché le decisioni non siano concentrate nelle mani di pochi, ma distribuite fra istituzioni, comunità e cittadini. Difende la solidarietà come condizione necessaria affinché l’innovazione produca benefici condivisi e non nuove esclusioni. Richiama la necessità di un dibattito democratico di qualità, non inquinato dalla manipolazione algoritmica, in modo che l’innovazione mobiliti l’intelligenza collettiva, rafforzi la coesione sociale e abbia effetti duraturi. Resta, però, una domanda. Quanta possibilità ha di realizzarsi ciò che viene auspicato dall’enciclica?

Alla presentazione di Magnifica Humanitas è intervenuto Christopher Olah, fondatore di Anthropic IA, dichiaratamente non credente

Per rispondere bisogna tornare indietro di un secolo e mezzo. Dalla fine dell’800, il cattolicesimo e la sinistra politica sono stati avversari, spesso protagonisti di conflitti aspri. Al tempo stesso, hanno rappresentato due forze parallele nella costruzione di un uso più umano della tecnologia. Lo si vede già con la Rerum Novarum del 1891 di Leone XIII (a cui si è ispirato esplicitamente Prevost). Mentre la Chiesa invocava la dignità dei lavoratori e alcune protezioni minime (e invitava i capitalisti alla moderazione), le organizzazioni sindacali e i partiti socialisti lottavano contro il lavoro dei bambini, per la riduzione dell’orario, per gli indennizzi in caso di infortunio. Nel quadro di questa “strana alleanza”, il capitalismo venne subordinato almeno in parte al bene comune e, nella seconda metà del 900, l’Europa conobbe livelli di benessere diffuso e mobilità sociale mai visti prima.

Oggi tutto ciò è in crisi. Cresce una destra estrema che non cerca alcun equilibrio fra tecnologia e protezione sociale. All’opposto, la Chiesa Cattolica con Leone XIV ha cominciato a definire una propria posizione, che ispira ciò che è rimasto del centro moderato e della destra popolare. La sinistra, invece, continua ad arrancare nella sua riflessione (e azione) sull’eguaglianza nell’era digitale. Questo è un enorme problema anche per il cattolicesimo sociale. Come in passato, le idee della Chiesa difficilmente potranno incidere a livello sistemico senza il contributo di altre forze sociopolitiche, capaci non soltanto di tradurle, ma anche di ampliarle e reinterpretarle criticamente, fino ad affermare un’egemonia culturale orientata verso l’umanesimo tecnologico.

Gabriele Giacomini, docente di Teoria politica e digitale, Università di Udine

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