Sarà l’inaugurazione dell’ala “Nievo” del Castello di Colloredo di Monte Albano a chiudere, con una cerimonia in programma sabato 19 settembre, le iniziative organizzate dalla Regione Friuli-Venzia Giulia per il cinquantennale del terremoto, nei giorni in cui ricorre l’anniversario delle scosse dell’11 e 15 settembre 1976 che dettero la spallata finale al Friuli e, in particolare, anche a questo castello, distruggendo ciò che il 6 maggio aveva risparmiato. Il taglio del nastro avverrà alle ore 10.30, alla presenza del presidente della Giunta regionale, Massimiliano Fedriga, dell’assessora regionale alle Infrastrutture e territorio, Cristina Amirante, della sindaca di Colloredo, Renza Baiutti, e di numerose autorità, tra cui il vicario generale dell’Arcidiocesi, mons. Dino Bressan, che impartirà la benedizione alle opere. Domenica 20 il Castello sarà aperto al pubblico per le visite. Intorno ai 50 milioni di costo, l’opera rappresenta l’atto finale della ricostruzione e la restituzione ai friulani «di un simbolo identitario molto forte», ci aveva detto Magda Uliana, direttrice centrale Infrastrutture e Territorio della Regione, incontrata a Gemona in occasione della Messa con il cardinale Zuppi, e che in questi ultimi anni ha seguito l’opera.

Ad essere inaugurata, il 19 settembre, sarà, per l’appunto, l’ala “Nievo” del Castello, ovvero l’immobile collocato a sinistra (per chi guarda l’edificio) della “Torre porta” e che ha subito un qualificato intervento di restauro. Costituita dall’antico“corpo di guardia” del maniero, cui poi si aggiunsero altri due piani costruiti tra il 1500 e il 1560, è la parte del Castello in cui risiedettero tra gli altri il poeta Ermes di Colloredo, lo scrittore Ippolito Nievo (che qui, tra il 1857 e il 1858 scrisse “Le confessioni di un italiano”), lo scrittore Stanislao Nievo. Mancano invece ancora le finiture dell’ala “est” e della cosiddetta “Casa rossa”, mentre il mastio – totalmente distrutto dal terremoto – è completato nella parte muraria. Già da anni ricostruite, invece, l’ala “ovest”, sede della Comunità collinare, e la Torre-porta.
Un iter lungo cinquant’anni
Un iter, quello della ricostruzione del castello di Colloredo, durato, quindi cinquant’anni. «Al momento del sisma il castello, 48 mila metricubi, era tutto di proprietà privata, ovvero delle famiglie Nievo, Gropplero e Custoza, discendenti dei Colloredo, e suddiviso in 27 unità immobiliari, in parte non utilizzate». A parlare è Roberto Molinaro, memoria storica della ricostruzione del Castello, avendola seguita da sindaco di Colloredo, dal 1980 fino al 2004, ed anche da consigliere regionale (a partire dal 1993).
Se sull’ala ovest, acquistata dalla Comunità collinare dai proprietari Riccardi di Netro, e sulla Torre-porta, che era di proprietà condominiale, si è potuto intervenire subito, sulla restante parte il tipo di articolazione della proprietà, con tanti spazi non utilizzati, ha reso necessaria una legge regionale apposita, la 66, approvata il 31 dicembre 1991. «Essa – spiega Molinaro – ha consentito di realizzare il Piano unitario di intervento, approvato dal Comune di Colloredo nel 1992. Successivamente, non essendo stata accolta dai proprietari la proposta di riunirsi in consorzio, è subentrata la Regione. Da questo momento è partito l’esproprio del compendio. È stata poi fatta la procedura europea per la progettazione e per l’affidamento dei lavori che sono stati consegnati il 12 novembre 2012».
Restaurati anche gli affreschi
Sabato 19 settembre sarà l’occasione per ammirare l’ala “Nievo”, dove sono stati restaurati anche alcuni affreschi e dove verranno esposte alcune opere d’arte recuperate dopo il terremoto, alcune ceramiche ed altre suppellettili, d’epoca medioevale, frutto di scavi archeologici eseguiti durante i lavori. Restaurata anche la cappella di San Carlo Borromeo, con l’originale tela del Santo.
Resta, ora, da definire l’utilizzo pubblico sia dell’ala “Nievo” che dell’ala “est” e della “Casa Rossa” (quando saranno terminate), mentre il mastio sarà riscattato dai proprietari privati, facendo sì che il castello mantenga anche la sua antica funzione residenziale.














